Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
Gianfranco Franchi è un autore che conosco bene, visto che ho pubblicato nelle collane del Foglio Letterario (www.ilfoglioletterario.it) i suoi primi tre libri: Disorder, Pagano e la stupenda raccolta di poesie L’inadempienza.
Monteverde è la sua ultima fatica ed esce per un marchio editoriale importante come Castelvecchi, che in passato ha lanciato veri e propri casi letterari. Tutto questo mi fa grande piacere, non solo perche posso dire pippobaudescamente: “L’ho scoperto io!”, ma soprattutto perché il romanzo non tradisce le attese.
Sorprendente. Davvero sorprendente. Ma aspettate... Credo sia stato Vassalli l'ultimo a dire che il nostro presente non possa essere raccontato. Lo diceva, se non ricordo male, ne "La morte di Marx", una raccolta che partiva da questo preambolo così cinico e finiva per dipingere un quadro letterariamente terrificante, un bestiario del (mal)costume dell'Italietta contemporanea. E forse il nostro presente non si può davvero raccontare. Si peccherebbe di saccenza, cadendo nell'errore del trasporto emotivo. Ma... sorprendente.
Guido Orsini è l’archetipo del caso umano, dell’italiano intellettuale e anomico, disastroso nelle interazioni e privo di ogni concretezza, divertente talvolta e tuttavia non basta. La sua umanità viene confusa con una dichiarazione firmata e controfirmata di disponibilità ad essere oggetto di critica. Se le prende tutte le critiche, come se fossero una risposta quotidiana, un contrappasso alla società della sua inadempienza.
Sì, vi chiedo scusa. Sto per parlare di un mio libro. L’argomento è questo. Avevo voglia di condividere con voi tutto questo, e non me ne frega niente se c’è chi penserà sia presunzione o protagonismo. Chi mi conosce non dubita della mia coscienza, e delle mie intenzioni. Dei perplessi e dei malevoli non mi interesso. Volevo dirvi queste cose, uno per uno, e abbracciarvi forte. Queste cose andavano dette, e andavano dette adesso: qui e non altrove. E senza che il libro sia disponibile. Questo è quanto.
*
A papà, S.A.F.
Immagine cronologicamente inaffidabile.
Baol qui è molto Jean Luc Godard prima maniera.
Franchi avvista un gabbiano all'orizzonte. Notare come tenta di imitarne le movenze.
Vabbè. Che intellettuali, per dio.
Franchi in metropolitana.
Fiamma, in primo piano, sorride ad un cuscino fuori campo.
Da sinistra Marco Fressura, Patrick Karlsen, Gordiano Lupi e Gianfranco Franchi.
Questi annuncia ufficialmente che in questa foto ha gli occhi rossi.

1) Se il tuo libro avesse avuto dietro una forte casa editrice - sono convinto - sarebbe stato un caso. E tu agli occhi di un critico o di un lettore poco attento o addirittura in virtù di strategie commerciali saresti passato per nostalgico o revisionista. Ci hai mai pensato?
Ad una prima lettura, il libro di Gianfranco Franchi, Pagano, può mettere a dura prova l’attenzione del lettore. L’impressione è quella di avere di fronte un insieme di frammenti che come tessere di un mosaico richiedono di essere inserite al loro posto. Dunque, il consiglio della bravissima Mazzucato, nella postfazione al testo, di leggere Pagano almeno due volte, è saggio oltre che intelligente.
In altre parole, per afferrare il nucleo del suo lavoro, occorre sudare. In un tempo, quello attuale, dove la scrittura deve corrispondere principalmente a criteri di consumo, questo sudare non è solo ragionevole, è necessario.
Franchi anarchico. Franchi apartitico. Franchi antiamericano. Franchi... a'stronzo? Quanti lettori di Pagano hanno seguito questa dinamica logica? Succede quando si ha a che fare con un libro così dissacrante. Franchi non risparmia nessuno, è verissimo. Ma a me vengono in mente domande diverse, domande che superano - o che provano a superare - la mia familiarità, seppur virtuale, con Gianfranco Franchi. Per esempio. Che aggiungere dopo le splendide pre e postfazioni di Gordiano Lupi, Patrick Karlsen e Francesca Mazzucato? Le ho lette come parte integrante di un parto maturo e, soprattutto, maturato. Invecchiato come il vino buono. Altra domanda.
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