Il misterioso James Fogle, autore di un libro soltanto, narrato in terza persona per acquisire il necessario distacco dalla sua drammatica esperienza esistenziale, dedica l’opera ai tossici che bazzicavano il suo giro nel 1974. Agli amici che morirono allora, o qualche tempo dopo; e alla luce dei suoi occhi. Una donna. Anfetamina, morfina, speed, Numorphan, Dilaudid sono i comprimari di un romanzo cupo e credibile: l’apoteosi e la discesa negli inferi di una persona che viveva sbagliando, e nell’errore manteneva un’etica. Un codice. Barbaro, o almeno essenziale: ma di codice si trattava.
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