William Goldman è uno degli sceneggiatori più noti e celebrati del cinema statunitense, basti ricordare pellicole come “Butch Cassidy” del 1969 o “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta” ambedue del 1976 ed ecco la casa editrice Mattioli 1885 pubblica per la prima volta in Italia la sua opera d’esordio “Io sono Raymond” del 1956, uscita quando l’autore aveva appena 26 anni.
"Ho spesso pensato che proprio da questo allenamento dei miei giorni da vagabondo arriva il mio successo come autore di racconti. Per poter ottenere il cibo che mi faceva sopravvivere, ero costretto a raccontare storie che suonassero vere. È davanti alla porta sul retro che si sviluppa la capacità, prodotta da un'implacabile necessità, di essere convincente e sincero (…). Sono anche convinto che sia stato il mio apprendistato da vagabondo ad avermi fatto diventare realista. Il realismo costituisce l'unico bene di scambio davanti alla porta della cucina in cambio di cibo” (London, “La strada”; p. 23).
Jack e Neal Cassady passavano per Detroit durante tutti i loro viaggi; andavano a trovare Edie. Erano sbronzi e guidavano una macchina vecchia e malconcia; piena di giornali, libri e vestiti sporchi. La radio andava a un volume altissimo. Si parlottava un po', poi domandavano qualche lira in prestito. Edie era la prima, amatissima moglie di Kerouac, sua coetanea (classe 1922).
Opera prima di Marco Pasquini da Bologna, classe 1968, già parte del collettivo de “iQuindici”, “Rimini, ancora” inaugura la collana Incomprensioni della nuova casa editrice sassarese M. Edizioni. Si parte – vale per autore ed editore – con un romanzo che da un punto di vista della politica editoriale parla chiaro: l’ambizione è tornare sul sentiero tracciato da uno degli ultimi grandi letterati italiani, il troppo presto perduto Pier Vittorio Tondelli.
Tra i generi cinematografici che negli ultimi anni hanno subito più violenze il podio spetta sicuramente a quello horror. Abbiamo assistito - e sicuramente continueremo ad assistere, basta ascoltare il crescente ding ding danaresco ai botteghini - ad un vero stupro. Sono stati forzati infatti i limiti - estetici e canonici - di un genere che più di altri dovrebbe essere campo di ricerca e di innovazione.
PENSO A DEAN MORIARTY.
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