Sgangherata, liminare e blasfema, “La casa del sollievo mentale” è una satira allucinata e grottesca d'una vita di provincia sull'orlo del collasso: da qualsiasi punto di vista. Protagonista e comprimari sono più o meno coscienti di resistere in vita per la consolazione della follia; e quando manca quella coscienza, subentra l'estasi della stupidità, o della sconnessione. Oppure, incresciosamente e inaspettatamente, spunta fuori un passato tanto sporco che diventa impronunciabile – nero, nero profondo, e irrimediabile.
Era il giugno del 1910 quando la nave Terra Nova prese il largo da Londra, in direzione dell’Antartide. Trentuno uomini, selezionati con cura dal capo della spedizione, l’esploratore britannico Robert F. Scott, che azzeccò anche la scelta della nave. L’errore venne dopo, quando dal campo base si trattò di raggiungere il Polo Sud. Scott lo capì solo nel momento in cui il 18 gennaio 1912 fu abbagliato dai colori della bandiera norvegese che l’avversario Roald Amundsen aveva piantato un mese prima nel cuore del continente – e festeggiato la circostanza con bistecca di foca. Vi era arrivato con sci e cani da slitta, adeguatamente equipaggiato.
Ci vuole coraggio a pubblicare libri così. Libri che sembrano destinati a un’avventura commerciale perigliosa, eccentrici per forma e scrittura, difficilmente classificabili. Libri il cui oggetto di primo acchito parrebbe l’indagine intorno a qualcuno – non che non lo sia -, meglio, qualcosa, nello specifico la stanza misteriosa di un uomo altrettanto misteriosamente scomparso, nel 1969, un uomo e una stanza reali, veri, in quel di Londra – "La Stanza di Rodinsky", ebreo londinese sparito dalla circolazione, presumibilmente morto, di certo diventato una leggenda per molti londinesi e non solo.
Ballare un valzer senza pensieri, senza turbamenti, lasciandosi andare alla musica. E’ la sensazione che regala "Guida per gentiluomini all’arte di vivere con eleganza" di Michael Dahlie (Nutrimenti Edizioni).
Dove comincia il West? Per Percival Everett, molto lontano dai luoghi comuni. Nutrimenti (che ha pubblicato, sin qui, quasi tutti i romanzi dell’autore americano in Italia, con l'eccezione di un titolo apparso per Instar) propone la traduzione del romanzo parodistico del 1994 "God's Country", "Il paese di Dio".
Un vero western che vede protagonista Curt Mader, antieroe per eccellenza, con tutti i difetti che i bianchi dell’epoca (solo dell’epoca?) potevano avere: codardia, xenofobia, ingenuità bifolca, sessualità pronunciata e tante balle pronte ad essere servite alla prima occasione.
Torna il funambolico Percival Everett, uno dei pochi scrittori capaci di mettersi alla prova con qualsiasi genere narrativo senza lasciare mai il lettore inappagato. Dopo il grottesco Deserto Americano, arriva Non Sono Sidney Poitier (sempre edito da Nutrimenti), un romanzo surreale, parossistico eppure così lineare nel suo allucinato sviluppo.
Percival Everett non ha mai molta voglia di parlare, e in generale è uno scrittore riservato e amante di una privacy completamente aliena alla sua vocazione o professione. Questo non è un incipit per dirvi che con noi si è lasciato andare ad una logorrea incontrollabile ma è per portarvi nel mondo di un autore capace di segnare il suo passaggio con poche pietre chiamate parole. Il suo quarto romanzo pubblicato in Italia sempre da Nutrimenti è il quarto capitolo di un’avventura nell’uomo e dell’uomo, stavolta alle prese con paesaggi sconfinati, omosessualità e laceranti verità.
Inseguire Everett. Questo ormai faccio da un po’ di tempo, da quando mi sono appassionato a questo straordinario scrittore americano pubblicato in Italia dalla Nutrimenti. Nel 2009 è arrivato negli Stati Uniti al suo venticinquesimo libro. Da noi è al suo quarto romanzo. Musicista, pittore, insegnante, ha tutte le caratteristiche di un uomo difficile da digerire eppure incontrarlo smentisce ogni presentimento negativo. Unico ostacolo, per ora insormontabile, le sue lapidarie risposte. Intervisto Everett quando "Deserto Americano" è appena stato tradotto in Italia.
Un giorno Everett aveva una terribile emicrania e avrebbe desiderato tagliarsi via la testa dal collo. Ovviamente ha dovuto ricorrere a metodi meno cruenti, ma sembra che il Frankenstein del suo “Deserto americano” sia venuto fuori proprio da lì. Da quella voglia inappagata di ghigliottinarsi che pare abbia trovato trasposizione nella vicenda di Theodore Street.
"Per definizione una caverna deve avere un'apertura grande a sufficienza da permettere a un uomo di entrare. La cavità può essere erosa dal vento o dall'acqua. Può essere profonda chilometri e chilometri. Ma deve permettere a una persona di entrare. Ed è questo che fa tanta paura di una caverna, che qualcuno possa entrarci."
Si apre con queste frasi il romanzo di Percival Everett "Ferito" ed in quelle frasi, nel buio che ci attende, è racchiuso tutto il senso del libro.
Contro ogni fanatismo, ideologico e religioso, e contro ogni pazzia e ogni violenza figlia di quel fanatismo, ecco questo libello illustrato di Mathias Enard, narratore francese classe 1972, presentato ludicamente come “manuale di terrorismo a uso dei principianti in cui vengono indicate le condizioni di tempo e di denaro essenziali allo scopo, gli studi da seguire, gli esami da affrontare, le attitudini e le capacità necessarie per un buon risultato finale, gli strumenti di preparazione, le possibilità di avanzamento e di successo nella professione (...)”.
Ecco che vuol dire essere insegnanti di scrittura creativa!
Ambaraba ciccì coccò tre civette sul comò, che facevano l’amore con la figlia del dottore...
Questo è un libro sulla morte, ma è godibile, a tratti spensierato, a tratti divertente, ma non indugia sul vezzo ferale dello scrittore compreso di sé.
Commenti recenti
1 sec fa
6 min 43 sec fa
16 min 53 sec fa
1 ora 5 min fa
1 ora 30 min fa
1 ora 30 min fa
2 ore 10 min fa
2 ore 55 min fa
3 ore 1 min fa
3 ore 5 min fa