New Wave

Miller Jonathan

Stripped. I Depeche Mode messi a nudo

Mentre l’attesa per il prossimo album dei Depeche Mode, in uscita in aprile, si fa spasmodica – le date italiane di giugno sono andate sold out in poche ore già a novembre – esce finalmente in Italia, grazie alla lungimiranza dei tipi di Castelvecchi, "Stripped", la biografia della band curata da Jonathan Miller.  Pubblicata in Inghilterra nel 2004 per la Omnibus Press e frutto di un lavoro durato ben otto anni, come ricorda l’autore nei ringraziamenti finali, Stripped attingendo ad una pluralità di fonti – testimonianze, interviste inedite, articoli apparsi su riviste, siti web etc – si rivela libro accuratissimo che farà felici i tanti fan italiani dell’ensemble di Basildon.

The Cure

4:13 Dream

Ci sono delle band che oltre a fare della semplice musica riescono ad imporsi nel contemporaneo immaginario comune ad un livello simbolico che va ben oltre l'effimera venerazione che da sempre domina la musica pop, riuscendo invece nella ben più ardua impresa di raggiungere una compiutezza estetica capace di competere con la cosiddetta “cultura alta”.

Derniere Volonte

Devant Le Miroir

La scena neo-folk degli ultimi anni del Mila si sta arricchendo sempre più di sfumature. Quante di queste riusciranno a dare una spazzata in un genere ormai saturo di cloni e ridondanze? La tendenza a seguire le orme dei miti - Death In June e Current 93 su tutti - sembra ormai essere giunta al capolinea e, a parte forse gli ultimi lavori di Jerome Reuter con Rome e degli Spiritual Front, le novità si fanno desiderare. Devant Le Miroir porta un coro di armonica bellezza nell'affollato ambiente folk-industriale.

Cranes

Loved

Il mio primo contatto con i Cranes fu dal vivo.  Band di supporto del ‘Wish tour’ europeo dei Cure. Era il 1992. E ovviamente non sapevo niente di loro. Solo che quella sera fecero una gran figura. Con brani davvero scuri. Molto ruvidi. Batteria, pianoforte, chitarra, basso e voce. E che voce quella di Allison Shaw. Un canto ultraterreno, angelico.  Con un indiscutibile fascino.  Poche canzoni ma che mi rimasero in testa per giorni. Fino all’acquisto del loro primo disco: “Wings of joy”.

Duka

I hate music

“I Hate Music” è un’aggressiva e divertente raccolta di articoli di Marco “Duka” Anastasi, giornalista di “Liberazione”, illustrata da Valerio Bindi e Maria Pia Cinque. L’opera, corredata da una selezione delle copertine degli album di riferimento, è stata pubblicata nella collana “Primo parallelo” di Meridiano Zero in un formato atipico. Sintetizza le esperienze, la sensibilità estetica, la carica ideologica e la visione d’insieme di un ascoltatore che “ama il rumore e odia la musica” (p. 39) e si diverte a stuzzicare il lettore: rileggendo quindici anni che hanno cambiato la storia del pop, puntinandoli di osservazioni quando satiriche, quando sociologiche, quando politiche; infine, imponendo precise scelte.

The Psychedelic Furs

The Psychedelic Furs

Stiamo per inoltrarci in quello che forse è stato uno dei più interessanti e fecondi generi musicali, ma di cui in realtà il grande pubblico non conosce la sostanza, chiuso come è stato fra il fragore della musica punk e l’elettronicità degli anni ’80, scivolando come genere di nicchia.

Television

Marquee Moon

Appare da subito una sorta di quadro, essenziale ma carico di una presenza forte.
Il gioco delle proporzioni tra i quattro uomini della cover di “Marquee Moon” fa risaltare la figura di Tom Verlaine, al secolo Thom Miller; una presenza che lascia interdetti, nella distanza dello sguardo e fra quelle mani nervose posate in atto ieratico.

Interpol

The Black EP

Gli Interpol ed il loro disco d’esordio, "Turn On The Bright Light", sono stati una delle più interessanti uscite dal 2002. Contrassegnati da uno stile magnetico e maestoso, questi quattro newyorkesi hanno saputo incantare molti paesi europei più di quanto non fossero riusciti inizialmente nella loro America.

Clinic

Walking with Thee

Attitudine punk e vibrazioni new wave. Accentuata propensione alla distorsione del concetto di blues e psichedelia. Un paesaggio sonoro low-fi aspro che non lascia spazio a nessuna accondiscendenza.
Scarno dunque, da qualsiasi punto di vista lo si giudichi. È  proprio il caso di dire che o piace o fa schifo, senza mezzi termini.

Walking With Thee, secondo album dei Clinic da Liverpool, è definitivamente “rude”, un LP univocamente dedicato agli appassionati di un genere che al di là delle sue variazioni più orecchiabili – vedi i Franz Ferdinand sempre prodotti dalla Domino Records – non vuole farsi accessibile.

The Cure

Faith

1981. Il suono del basso si contorce, sporco di chorus, nel silenzio. Una batteria meccanica inizia a muoversi, in seguito dei rintocchi di campana e una linea di tastiera degna di un film horror e poi degli accordi di chitarra e il cerchio si chiude.  La sua voce isterica, quasi in sottofondo, oscura e portatrice di incubi.

White Rose Movement

Kick

Era un pomeriggio, poco prima di Giugno. Si parlava di musica con Daniele, di nuove band. I soliti discorsi che fai in sala prove tra una canzone e l’altra, tra una sigaretta, due risate e un bicchiere di succo d’uva.
 
Ad un certo punto sento: ”White Rose Movement, Fà. Li hai mai sentiti?”.
No. MAI!

Interpol

Turn on the Bright Lights (con memorie del concerto di Roma, ott 02)

31 ottobre 2002, Classico Village, Roma. Attendiamo, in fila, di poter accedere al locale. L’affluenza sembra perfino eccessiva, per la capienza del club; un successo inatteso per gli Interpol, fino all’anno precedente gruppo indie con 1 ep all’attivo e qualche sincero ammiratore sparso tra Scozia, Francia e Inghilterra. I tempi stanno cambiando; grazie alla rete, possiamo bruciare le lente procedure di distribuzione e pubblicizzazione delle case discografiche: ci apprestiamo ad assistere a quello che sembra profilarsi come un evento, pur di nicchia. Primo concerto italiano degli Interpol, gruppo sul quale siamo pronti a scommettere.

Interpol

Turn on the Bright Lights

MAGARI DOMANI NON SARA' COSI'
 
Senti questo carillon di chitarra e sogna, in queste quattro mura, il fumo di una sigaretta, la notte che ci trattiene. Senti il charleston scandire il tempo e che la canzone abbia inizio.

The Cure

Pornography

 1982.

Colori rosso. Nero. Robert Smith.
Amava cerchiarsi gli occhi di rosso prima di salire sul palco per suonare. Così, con le luci, il calore, l'adrenalina, quel rosso colava. Giù. Sembrava piangesse sangue. Ed era perfetto per la musica che suonava quel periodo.
Eravamo completamente dentro l'era della "New Wave" del "Dark Wave" di Joy division, Bauhaus, Sisters of mercy.

The Cure. Pornography.
Il perfetto album "dark" dei Cure.
Robert Smith, Simon Gallup e Laurence tolhurst.
E che la musica abbia inizio.

L'incipt del disco è devastante.

Diaframma

Siberia+2

Stanotte. Vorrei, ascoltare con te.
Stanotte. Sogno di stare con te.
Mano nella mano. Persi tra le note di questo disco che amiamo.
Senza distanze.
Spegni la luce.
Chiudi gli occhi.
Stringimi.

1984. Firenze. Più o meno.

3 note di chitarra piena di Flanger. Basso e batteria. La canzone diventa poi un arpeggio, un moto lento. Carica di atmosfera. Poi la voce. Grossa, potente di Miro Sassolini.
Il testo è di una poesia malinconica, preziosa. Incredibilmente affascinante, che va a sposarsi perfettamente con le cadenze barocche della musica.
Il basso gira ed è di una bellezza da mozzare il fiato. Serpeggia. Accarezza, sinuoso.
" I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,

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