Il sei ottobre è uscito il primo libro italiano dedicato ai Noir Désir. Confesso che me lo sarei tranquillamente perso se non l’avesse scritto Sacha Naspini, perché non so niente di questo gruppo musicale, forse sono troppo vecchio per loro.
“Un uomo si gioca la vita negli anni della gioventù, proprio nel periodo in cui non ci stai di testa, ragioni per come ti gira il vento e pensi che siccome sei stato coraggioso non potrà mai succederti niente di male. Tutte cazzate” (Naspini, “Cento per cento”, p. 22)
Nessuno sfugge al piacere del male
Quando qualche anno fa Sacha Naspini pubblicò I sassi, sostenni che di questo scrittore singolare non si sarebbero perse le tracce. In quel noir dai fortissimi accenti esistenziali Naspini dimostrò di prediligere un’idea insuperabile del narrare novecentesco, che oscura la mediocrità minimalista delle attuali modi letterarie.
Drammatica e cannibalica allegoria della sofferenza del popolo italiano nei primi cinquant'anni del secolo scorso, “I Cariolanti” è un'opera letteraria che sprofonda nel male – e dal male lascia discendere e derivare una narrazione viscerale, rabbiosa e violenta, storia di miseria nera e di fame assoluta, di povertà e ignoranza, di straordinaria e incontrovertibile sconfitta del bene, e della speranza.
“Tutto questo per dire che io sono nato pugile punto e basta. Al cento per cento. Non al settanta. O al novantanove. Al cento per cento, signori miei. E uno così, in questo mondo di pugili al sessanta e all’ottanta per cento, fa baldoria, credetemi”. (p.28)
A raccontarsi in questo modo in una lunga intervista è Dino Carrisi, un pugile ottantaquattrenne d’origine italiana, che vive nel Vermont.
"Per tutti questi anni ho sempre pensato a cosa succede quando un ragazzo diventa un uomo. Nella mia testa immaginavo una cosa che si modifica lentamente, giorno dopo giorno. Invece non è così: si può cambiare in un momento, basta un attimo. O sei colpi di pistola.” (p.71)
Ruben e Art: due ragazzini, amici inseparabili da sempre, quasi due facce di una stessa medaglia.
Ruben è rosso di capelli, l’aspetto da tontolone, ha un carattere più debole, è pauroso, disadattato, passa ore a casa di Art a guardare e riguardare i disegni dell’amico, i ritratti che gli ha fatto.
Art sembra essere il leader tra i due, è più astuto e sa dissimulare e sa mentire, ma è anche lui vittima del bullismo che regna nella scuola.
Un nuovo editore si affaccia sul mercato italiano
Il coraggio di provarci…
Nel mercato editoriale italiano si sente il bisogno di persone coraggiose portatrici di idee nuove, soprattutto di gente che abbia l’entusiasmo per leggere manoscritti e scegliere testi sui quali scommettere, senza lasciarsi condizionare dalle mode.
“Perché tutto muore, ma la pietra no. Al limite si frammenta. Ottusamente. E il frammento spezza in altri frammenti, all’infinito (…). È sul sasso che furono scritti i primi segni (…). Il sasso lavorato ha ucciso; sasso per lapidare. Dai sassi si può accendere un fuoco, o possiamo leggere tracce di popoli passati. E più in grande: il cosmo. Con le sue distanze, quell’infinito di sasso in sasso, dalla polvere al pianeta distante anni luce…” (Naspini, “I sassi”, p. 147).
Questo libro poteva essere nel catalogo delle Edizioni Il Foglio, ma alla fine abbiamo scelto di pubblicare un altro romanzo di Sacha Naspini che dovrebbe vedere la luce nel 2007. La valutazione di non accettare "L’ingrato" esulava da motivi di merito: eravamo di fronte a due testi ottimi e abbiamo optato per quello che si avvicinava di più alla nostra linea editoriale. Le solite valutazioni di opportunità ci avevano convinto a pubblicare due racconti di Sacha nelle antologie del Foglio Letterario ("Cattive storie di provincia" e "Antologia del Fantastico Underground"), ma non questo romanzo.
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