“Folgore-luce del Sacro Amore è il tuo continuo risorgere, la risposta degli Dei alla tua donazione senza Fine. Ma solo oltre l’antico cerchio claustrale della natura e della psiche, il tuo essere libero può conoscere il linguaggio degli Dei, il pensiero che fa di sé folgore-luce” Massimo Scaligero. Dallo yoga alla Rosacroce
Antonio Pennacchi torna sul sentiero difficile e stupendo della pacificazione, della battaglia estetica e culturale per la memoria condivisa, del gran romanzo popolare e non populista, consacrando il suo nuovo romanzo, Canale Mussolini (Mondadori, pp. 464, euro 20), alla storia della sua città, Latina, e della terra d'adozione della sua famiglia, l'Agro Pontino. E riesce nell'impresa. Riesce perché in questo libro si riconoscono, naturalmente, passione, onestà e dedizione; riesce perché ha saputo documentarsi con precisione e accuratezza, smentendo pregiudizi e stereotipi di tutte le fazioni; riesce perché sente, confida nella breve prefazione, che questo sia il libro per cui è venuto al mondo.
Il letterato veneto Luciano Troisio ha dedicato questo raro, formidabile volume a tre antiche rivali: le riviste strapaesane "Il Selvaggio" (più radicale) e "L'Italiano" (più moderata) e la rivista stracittadina d'avanguardia "900".
La collana “Biblioteca Storica. Documenti” del quotidiano “Il Giornale”, distribuita esclusivamente in edicola, ha appena proposto la pubblicazione di due scritti poco noti di Curzio Malaparte: l'incompiuta biografia, tutt'altro che agiografica, di Mussolini, “Muss.”, e il saggio breve, ideato e steso post 1943, “Il grande imbecille”. Sono scritti che andrebbero comparati, idealmente, col romanzo satirico “Don Camaleo” (1928; edizione ampliata, 1946) per completare il quadro del man mano più convinto dissenso anti-mussoliniano dell'artista pratese. Scopriamo, intanto, dove e come sono stati ideati e composti.
Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite. I suoi rilievi sulla vita, sulla letteratura, sulla visione di Dio e della natura, sull'educazione e sulla filosofia nipponica sono semplicemente lirici, e partecipati.
"Il Futurismo ha insegnato che può essere bello l'atto più insignificante, l'istinto più elementare e più povero di sovrastrutture intellettuali. L'eternità è una fisima di poeti troppo seri e pretenziosi: si goda l'effimero, annunciò Marinetti, intuendo per primo che l'oggetto quotidiano, l'immagine pubblicitaria, il prodotto commerciale finiranno nei musei. La Pop Art, Andy Warhol, le esplorazioni musicali di John Cage, gli happening hanno molti debiti verso di lui" (GUERRI, "Filippo Tommaso Marinetti", pp. 82-83)
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“Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto” (Milovan Gilas)
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“Bisogna che il mondo si persuada ch'io sono capace di tutto” (D'Annunzio a Emilio Treves, 1897).
Secondo saggio di Guerri post “Giuseppe Bottai, un fascista critico”, “Galeazzo Ciano” apparve nel 1979.
Il caso Malaparte: è bene concentrarsi sul grande scrittore padre de “La pelle” o di “Kaputt” oppure sul politico cortigiano e arcitaliano, capace di cambiare schieramento e convinzioni a seconda delle convenienze, delle opportunità e delle circostanze, spesso assecondando l'interlocutore che ha di fronte?
Emilio Gentile, sulle pagine dell’inserto domenicale de Il sole 24 ore del 1 marzo 2009, a proposito dell’uscita del volume di Francesco Cassata La difesa della Razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista (Einaudi 2008) torna sulla disputa, piuttosto annosa tra gli storiografi ormai, delle matrici autoctone dell’antisemitismo fascista.
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