“L'abisso” [Fernandel, 2007] di Gianluca Morozzi è un romanzo fondato su un concetto molto semplice: l'angoscia del bugiardo. È un divertissement paranoico e ansiogeno, caratterizzato dalla solita freschezza e dalla solita immediatezza d'uno scrittore ragazzone che, quando è il caso, sa fregarsene della trama per concentrarsi sulla trasfigurazione e sulla rappresentazione dei sentimenti. In questo frangente, un po' come in “Blackout” [Guanda, 2004], fonte prima d'ispirazione è un contesto claustrofobico. Un contesto claustrofobico incubotico.
Opera prima dello scrittore modenese Gianluca Wayne Palazzo, romano d'adozione, “Il contrario di tutto”, è una sorta di (vaga) variazione sul tema di “Lolita” di Nabokov: la storia è quella di un professore di Liceo che prende e si innamora di una delle sue allieve, ma va con un'altra, e poi con la madre di lei. Naturalmente, si ritrova nei guai.
«Un giorno di inizio scuola avevo sbirciato un titolone trionfale dello Stadio: riguardava il Bologna, che evidentemente non era stato cancellato come auspicava il Nonno. L’avevo sbirciato, attirato da un nome curioso e bizzarro come Fanfulla. Questo Fanfulla era una squadra di calcio, avevo scoperto nella lettura. Il Bologna aveva giocato nello stadio di questo Fanfulla, e aveva vinto tre a due. Seguivano le foto dei gol di certi Frutti, Fabbri e del baffuto Facchini. In quel momento, seduto nella macchina del Nonno ad aspettare la campanella, con quel giornale sportivo aperto, ancora ragazzino snob e secchione, avevo sentito un pensiero lontanissimo sgorgare da qualche anfratto nascente della mia testa.
“Com'era quella frase che ho letto sull'annual di Aquaman? A colui che gli dei vogliono distruggere, prima viene data in dote la pazzia. Bella frase. Mi è sempre piaciuta. Mi sembra si sposi col mio stato mentale” (Morozzi, “Colui che gli dei vogliono distruggere”, p. 202).
MISIRIZZI
Bologna, ferragosto. Non c'è un'anima in giro, non c'è nessuno davvero. In una “mostruosità edilizia” ai confini della città, un palazzone di venti piani, tre persone stanno per salire in ascensore. L'ascensore ha le pareti di acciaio inossidabile. La cabina è alta due metri e venti. Capienza sei persone. La porta automatica ha due pannelli scorrevoli in lamiera d'acciaio.
L'unico, vero romanzo rock italiano è la storia di una band mai esistita, raccontata da un trentenne che allora esordiva: Gianluca Morozzi, da Bologna. Era il 2001, e i Despero entravano nei cuori di una nutrita, agguerrita legione di fan, assieme al loro creatore; uno scrittore capace di raccontare (inventare), in questo suo romanzo di formazione, dodici anni d'amore, di appartenenza a due sogni diversi – la sua band, e la sua musa – di scelte di vita, di coerenza.
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Un nuovo editore si affaccia sul mercato italiano
Il coraggio di provarci…
Nel mercato editoriale italiano si sente il bisogno di persone coraggiose portatrici di idee nuove, soprattutto di gente che abbia l’entusiasmo per leggere manoscritti e scegliere testi sui quali scommettere, senza lasciarsi condizionare dalle mode.
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