Quando mi hanno segnalato l'esistenza di questo libro, con un sms proveniente dalla città in cui sono nato, e in cui vorrei tanto poter tornare a vivere, sono rimasto abbastanza interdetto: non capivo che interesse potesse avere avuto Giampiero Mughini, intellettuale irrequieto e non sempre decifrabile, un tempo comunista ma poi collaboratore di testate allineate al forzismo, un tempo attore nei film di Nanni Moretti ma poi catodico e sciagurato opinionista di calcio, a parlare di Trieste.
“La grande vacanza”, secondo romanzo di Goffredo Parise, venne scritto tra agosto 1951 e agosto 1952. Pubblicato da Neri Pozza nel 1953, negli ultimi sessant'anni ha avuto una seconda edizione [con revisione dell'autore: Feltrinelli, 1968] e tutta una serie di ristampe [Einaudi, 1972. Mondadori, 1993. Rizzoli, 1997]. Risultato sorprendente, considerando la pessima fortuna commerciale della prima edizione: 38 (trentotto) copie vendute a fronte di una tiratura di 1500. L'unico letterato che s'era accorto delle qualità di Parise, in quel frangente, al di là del suo editore e primo mecenate Neri Pozza, era stato Eugenio Montale, presto ribattezzato dall'artista vicentino “sola grande voce amica”.
2009. La poetessa Patrizia Garofalo incontra il poeta Paolo Ruffilli. Ne deriva un'intervista – questa – che va a integrare le schede sin qui dedicate all'interpretazione e all'analisi delle pubblicazioni di un artista amato, già a inizio carriera, da Eugenio Montale. Buona lettura.
Rossana Maria Caira è la curatrice – per disposizione della professoressa Michelina Tecchi – del carteggio Stuparich-Tecchi, pubblicato in questo “Con fedeltà immutata” (Loffredo, 2006), completo di un piccolo nucleo di lettere e cartoline di Tecchi a Stuparich, rintracciate dalla professoressa Giovanna Criscione Stuparich. Si tratta, nella maggioranza assoluta dei casi, di documenti inediti, di interesse non soltanto filologico.
1960. “La ragazza di Bube” racconta l'Italia e gli italiani post 25 aprile; racconta il dramma di una coppia di giovani ostacolata dalla legge e dal destino, e rivela cosa significasse l'adesione al comunismo per certi giovani e meno giovani partigiani. È un libro horror-politico, nel 2010, un noir ingenuo e pericoloso, e non più un romanzo d'amore, morte e tradimento. Cinquant'anni sono passati, e lentamente in Italia abbiamo interiorizzato concetti pacifici come “non uccidere in nome dell'ideologia”, o “non uccidere cittadini disarmati”. È stata dura, siamo inciampati negli anni Settanta, ma forse è fatta; complice, chissà, la caduta del Muro di Berlino. È solo una congettura.
Montale, Pasolini, Vassalli, l’America e... la misera scuola di oggi.
Intervista a Dacia Maraini sulla poesia. 12 maggio 2006
Chissà, forse per farlo accettare meglio in questi tempi di oscurantismo e di terrorismo psico-sessuale, Sandro Penna avrebbe bisogno di un peana di Roberto Benigni, magari davanti alla platea ‘sterminata’ del palco dell’Ariston di Sanremo. Ai suoi tempi, pur avendo spesso l’appoggio dell’intellettualismo più blasonato (Saba, che in una lettera del novembre del ’32 gli scriveva… le tue poesie sono così caste, così piene di pudore (è uno dei motivi per i quali mi sono tanto piaciute) che non credo possa derivarti nulla di male, Pasolini con cui condivise nel ’57 il premio Viareggio, Ungaretti che s’impegnò personalmente per quel riconoscimento nonostante molte resistenze, ostilità e scandali e pure Gadda) il poeta incontrò opposizioni ‘mascherate’: dove l’interessamento nas
L’EQUILIBRIO DEL DOLORE
Quello che più mi è sembrato evidente nel testo è l’uso poetico di vocaboli quotidiani che mi ha rimandato a Montale. Il libro si snoda a guisa di racconto di apparente e facile lettura per rimandare invece a polisemie più complesse, non tortuose né volutamente oscure ma illuminanti quando si vogliano cogliere i significati più profondi del nostro breve esistere.
L’andamento poetico conosce sia la dimensione diacronica del tempo che la sincronia di immagini. Esse si staccano sole, nitide, icastiche, comunicanti, lapidarie e determinano la poesia vera distinguendola da quella dei “poeti bianchi”.
Presso l’Accademia di Svezia, in conferimento del Nobel, Montale riconfermò la sua fede sulla poesia. “Non è credibile che la cultura di massa per il suo carattere effimero e fatiscente non produca, per necessario contraccolpo, una cultura che sia argine e riflessione. Possiamo tutti collaborare a questo futuro” (saggio sulla poesia cit. p. 9 e ss.).
A seguito dei numerosi interventi apparsi sulla nostra rivista sul significato della poesia desidero condividere con voi le suggestioni e la gioia provate in occasione di un mio recente incontro in provincia di Ancona con Franco Loi, che viene considerato uno tra i più importanti poeti italiani viventi.
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