Saranno grossomodo le cinque del mattino, ad Adana negli anni Sessanta, quando l'occhio filmico di Yılmaz Güney si apre in bianco e nero su un mezzo della nettezza urbana che, spruzzando acqua a destra e a sinistra, pulisce le strade. Imperturbabile quel camion netturbino passerà implacabile a scandire varie sequenze, immagine-messaggio. Il film esordisce immediatamente in regime di metafora: infatti un mezzo così moderno (per quegli anni, si intende) e avanzato, in un luogo così povero e affollato del sud turco, da cosa ripulisce le strade e i viali alberati della borghesia impiegatizia, a prima mattina?
Incontriamo Vanni Santoni, scrittore toscano classe 1978, giornalista e narratore. Vive e lavora a Firenze. Scrive per il Corriere Fiorentino e ha collaborato con “Mucchio”, con “Repubblica”, “Il Manifesto” e “Nazione Indiana”. Ha co-fondato il progetto SIC: scrittura industriale collettiva.

Notte fonda nella redazione del giornale. Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), voce narrante del film, si stropiccia gli occhi, si alza in piedi, si stiracchia; conta i mozziconi di sigaretta sparsi per il posacenere. Poi infila il cappotto, si accende un’altra sigaretta, stacca dal lavoro. Esce in strada.
Freres humains qui aprés nous vivez,
n’ayez les cuers contre nous endurcis,
car, se pitié de nous povres avez,
POCO TENGO, POCO DONGO.
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