"Semper Biot" è un disco di una bellezza tribale, distruttiva, un pugno in faccia che ti sbatte a terra e ti prende a calci fin dalla prima nota. Un disco "a nudo" di un uomo, Edda - Stefano Rampoldi, la ex-voce dei Ritmo Tribale, gruppo fondamentale del rock italiano, che è tornato dopo anni di vagabondaggi, tossicodipendenza, abbandoni, con un lavoro da muratore e sbaraglia tutta la concorrenza, i manierismi, le mode, gli stili, le sovraproduzioni, la delicatezza, il bisogno di vendere una copia in più.
“Si spostano a migliaia/ di mattina verso il centro/ oppure verso zone/ periferiche industriali, gambe,/ sguardi, indifferenze e passi. Se anche solo/ uno di loro muovesse in senso/ contrario, risulterebbe indifeso, sgraziato, da poco. Nell’opera/ dei decenni che hanno creato le masse/ sembrerebbe fuori posto, alienato/ unico”.
Per Giorgio Manganelli la divagazione è l'anima stessa della Letteratura, anzi, il suo errare linguistico alla ricerca di una retorica perfetta deve necessariamente tendere all'unica letteratura possibile. Quale letteratura? Per chi ha letto "La letteratura come menzogna" (Adelphi, 1967) la risposta è chiara: una letteratura consapevole della propria malafede, un'arte che si nutra della sua stessa affermazione di finzione, che ben poco abbia a che fare col concetto di realismo. La polemica Manganelli-Moravia si fa meno inquietante e decisamente limpida.
“Viva la grande città, viva Milano con tutto il suo smog il traffico l'indifferenza. Non che tutto questo mi piaccia ma se l'alternativa deve essere il suo paesello con la sua boccata d'aria e di tranquillità preferisco starmene qui. Magari da sola. A Pasqua. Ma poi quale boccata d'aria! Lì ha la sua Poucet, Lui. Figlio di buona donna, chi l'avrebbe mai immaginato? E pensare che l'ho perfino preso in giro per la sua fedeltà” (Paolini, “La gatta”, p. 152).
"La mia generazione" – è l'esordio di Ugo Intini – "è cresciuta così. Prima sotto le bombe, nell'Italia della guerra mondiale; poi in mezzo alla guerra civile; poi nell'Italia della ricostruzione". Questi tre periodi Intini li racconta via flash di memoria, perché "il flash della memoria fotografa il particolare, certo, non l'insieme: ma un particolare legato alla propria esperienza personale, del quale perciò si può essere assolutamente sicuri". La storiografia, invece, quando per ragioni ideologiche, quando per rispetto dell'egemonia dominante, tende a deformare e cancellare i particolari (p. 11). Periodicamente. Ecco spiegata la voglia di raccontare il proprio passato senza vestire i panni dello storico. Intini preferisce essere un vecchio bambino.
Storia di x, trentotto anni, alias Nicolò Maineri, trentaquattro anni. Nelle prime battute sta in aereo, a fianco del suo amico giudice. Il giudice è uno che ha bisogno di un'iniezione di morfina ogni otto ore. Nicolò sente mancanza di sua figlia, Ginevra, cresciuta e allevata dalla mamma. Manca poco a Caracas. A Caracas c'è un altro che ha cambiato nome, adesso è Ricardo. Prima era un brigatista rosso, e prima ancora un antico compagno – in tutti i sensi – di Nicolò. Adesso è uno da giustiziare. Come tutto il passato di quella generazione, che si sente fallita e si vuole autodistruggere. Ma non ne ha il coraggio, a ben guardare.
“Come si fa a essere così poco seri, alla tua età?” “La mia età? È un'età come un'altra” (Eppure preferirei averne un'altra. Per esempio venti anni. E una volta li avevo! Ma non lo sapevo. Al fronte ho avuto sempre per compagni d'arme ragazzi dai diciotto ai ventidue anni, e mi pareva una grande ingiustizia. Vagheggiavo un mondo che fosse come un gran tribunale, e sopra la testa del Presidente stesse scritto: 'L'età è uguale per tutti'. E che fosse vero, questa volta. Ma Annie Vivanti un giorno m'ha insegnato un segreto: 'Mettetevi davanti allo specchio, guardatevi, e dite forte: 'Pensare che ho dieci anni meno che tra dieci anni!'”) (Bontempelli, “La vita intensa”, pp. 12-13)
Introduce magnificamente Andrea Di Consoli: “Milano non esiste è un romanzo scritto con la furia orale di un operaio non acculturato; è un lungo e barbarico monologo viscerale; è, soprattutto, un romanzo su quell’umile Italia popolare che ancora odora di pelle, di lavoro, di rabbia, di vino, di sudore e di carne”.
BOCCASILE
“Boccasile è l'inventore delle gambe” (Antonio Faeti)
“Boccasile non aveva ascendenti né di scuole né di accademie” (Orio Vergani)
"Il Futurismo ha insegnato che può essere bello l'atto più insignificante, l'istinto più elementare e più povero di sovrastrutture intellettuali. L'eternità è una fisima di poeti troppo seri e pretenziosi: si goda l'effimero, annunciò Marinetti, intuendo per primo che l'oggetto quotidiano, l'immagine pubblicitaria, il prodotto commerciale finiranno nei musei. La Pop Art, Andy Warhol, le esplorazioni musicali di John Cage, gli happening hanno molti debiti verso di lui" (GUERRI, "Filippo Tommaso Marinetti", pp. 82-83)
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“Purtroppo lottiamo in Italia non solamente contro alcune necessità, vere e presunte; ma contro il modernismo rozzo, il gusto della distruzione, la volgarità presuntuosa e volontaria. Vi è chi distrugge il bello per sentirsi meglio e per mettere il mondo in armonia con se medesimo; ognuno ritrova la pace della coscienza come può” (PIOVENE, “Viaggio in Italia”, 1953-1956. In “Bergamo”, p. 159 edizione Baldini Dalai, Milano 2003)
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“Il lavoro culturale”, “L'integrazione” e “La vita agra” si direbbe proprio siano un libro soltanto: l'oggetto delle riflessioni dell'artista, la condizione e lo stato dell'intellettuale, l'analisi del clima culturale dell'epoca, il racconto del passaggio dalla quieta vita della provincia toscana a quella frenetica, assurda e falsa della metropoli lombarda sono gli assi portanti.
Milano ama dimenticarsi. Rovinarsi. Prostituirsi. E questo disco mi ha trascinato per i capelli lungo le strade di Milano. Di notte e di giorno. Facendomi sanguinare. Una Milano in rovina, le cui bellezze vengono derise, dimenticate, coperte da cartelloni pubblicitari (Porta Romana su tutte). Milano è un grembo di nebbia accogliente stuprato, gettato nel cassonetto dell'immondizia prossimamente destinato al progetto faraonico e senza cuore dell'Expo 2015.
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