Storia di x, trentotto anni, alias Nicolò Maineri, trentaquattro anni. Nelle prime battute sta in aereo, a fianco del suo amico giudice. Il giudice è uno che ha bisogno di un'iniezione di morfina ogni otto ore. Nicolò sente mancanza di sua figlia, Ginevra, cresciuta e allevata dalla mamma. Manca poco a Caracas. A Caracas c'è un altro che ha cambiato nome, adesso è Ricardo. Prima era un brigatista rosso, e prima ancora un antico compagno – in tutti i sensi – di Nicolò. Adesso è uno da giustiziare. Come tutto il passato di quella generazione, che si sente fallita e si vuole autodistruggere. Ma non ne ha il coraggio, a ben guardare.
“Come si fa a essere così poco seri, alla tua età?” “La mia età? È un'età come un'altra” (Eppure preferirei averne un'altra. Per esempio venti anni. E una volta li avevo! Ma non lo sapevo. Al fronte ho avuto sempre per compagni d'arme ragazzi dai diciotto ai ventidue anni, e mi pareva una grande ingiustizia. Vagheggiavo un mondo che fosse come un gran tribunale, e sopra la testa del Presidente stesse scritto: 'L'età è uguale per tutti'. E che fosse vero, questa volta. Ma Annie Vivanti un giorno m'ha insegnato un segreto: 'Mettetevi davanti allo specchio, guardatevi, e dite forte: 'Pensare che ho dieci anni meno che tra dieci anni!'”) (Bontempelli, “La vita intensa”, pp. 12-13)
Introduce magnificamente Andrea Di Consoli: “Milano non esiste è un romanzo scritto con la furia orale di un operaio non acculturato; è un lungo e barbarico monologo viscerale; è, soprattutto, un romanzo su quell’umile Italia popolare che ancora odora di pelle, di lavoro, di rabbia, di vino, di sudore e di carne”.
BOCCASILE
“Boccasile è l'inventore delle gambe” (Antonio Faeti)
“Boccasile non aveva ascendenti né di scuole né di accademie” (Orio Vergani)
"Il Futurismo ha insegnato che può essere bello l'atto più insignificante, l'istinto più elementare e più povero di sovrastrutture intellettuali. L'eternità è una fisima di poeti troppo seri e pretenziosi: si goda l'effimero, annunciò Marinetti, intuendo per primo che l'oggetto quotidiano, l'immagine pubblicitaria, il prodotto commerciale finiranno nei musei. La Pop Art, Andy Warhol, le esplorazioni musicali di John Cage, gli happening hanno molti debiti verso di lui" (GUERRI, "Filippo Tommaso Marinetti", pp. 82-83)
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“Purtroppo lottiamo in Italia non solamente contro alcune necessità, vere e presunte; ma contro il modernismo rozzo, il gusto della distruzione, la volgarità presuntuosa e volontaria. Vi è chi distrugge il bello per sentirsi meglio e per mettere il mondo in armonia con se medesimo; ognuno ritrova la pace della coscienza come può” (PIOVENE, “Viaggio in Italia”, 1953-1956. In “Bergamo”, p. 159 edizione Baldini Dalai, Milano 2003)
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“Il lavoro culturale”, “L'integrazione” e “La vita agra” si direbbe proprio siano un libro soltanto: l'oggetto delle riflessioni dell'artista, la condizione e lo stato dell'intellettuale, l'analisi del clima culturale dell'epoca, il racconto del passaggio dalla quieta vita della provincia toscana a quella frenetica, assurda e falsa della metropoli lombarda sono gli assi portanti.
Milano ama dimenticarsi. Rovinarsi. Prostituirsi. E questo disco mi ha trascinato per i capelli lungo le strade di Milano. Di notte e di giorno. Facendomi sanguinare. Una Milano in rovina, le cui bellezze vengono derise, dimenticate, coperte da cartelloni pubblicitari (Porta Romana su tutte). Milano è un grembo di nebbia accogliente stuprato, gettato nel cassonetto dell'immondizia prossimamente destinato al progetto faraonico e senza cuore dell'Expo 2015.
Il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi è un libro vibrante e pieno di immagini rocambolesche, di lotte ideologiche e piccole/grandi battaglie. Un romanzo scritto in modo diretto, senza tanti fronzoli, che va al cuore delle cose e degli avvenimenti.
Un romanzo che ci descrive e ci ricorda la nostra recente storia sociale, culturale e politica. Necessario e intenso.
Antonio Pennacchi, ex operaio, non è la prima volta che si cimenta con la scrittura: Mammut, Palude e Una Nuvola Rossa i suoi primi romanzi, pubblicati con Donzelli.
Cristina Donà non canta: emoziona. La sua è musica che diventa poesia, poesia che si trasforma in arte. Questo è il disco di Cristina Donà, “Nido”, del 1999, a due anni di distanza da “Tregua”: un prodotto musicale che si differenzia nettamente per qualità nel panorama italiano, senza alcun dubbio, puro e abbagliante come un diamante.
Ripercorrendo con la mente le 13 tracce di questo secondo disco di Cristina Donà, ritroviamo varietà e maturità stilistica. Voglia di mettersi in gioco e sperimentare.
Tragicommedia metropolitana, dolorosa e insolita, L’Insolita Rumba di Biagio Autieri è la storia di quattro giovani della periferia milanese che formano una band improvvisata per passione e tirar su un po’ di soldi.
Racconto neomelodico, è il sottotitolo di questo agile romanzo. Perché le canzoni neomelodiche napoletane, quelle più popolari, che tanto vanno di moda nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, quelle sono le canzoni che meglio riescono al gruppo.
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