Cristina Donà non canta: emoziona. La sua è musica che diventa poesia, poesia che si trasforma in arte. Questo è il disco di Cristina Donà, “Nido”, del 1999, a due anni di distanza da “Tregua”: un prodotto musicale che si differenzia nettamente per qualità nel panorama italiano, senza alcun dubbio, puro e abbagliante come un diamante.
Ripercorrendo con la mente le 13 tracce di questo secondo disco di Cristina Donà, ritroviamo varietà e maturità stilistica. Voglia di mettersi in gioco e sperimentare.
La musica rock parla e pensa inglese, o quantomeno anglo-americane sono le proposizioni della sua sintassi. Dunque la più grande difficoltà per gli “oltremare” lontani dal mondo anglosassone, sta nell’adozione - o semplice ascolto - di una forma d’espressione che non si lega alle proprie cadenze. Eppure il rock è ora l’espressione minima della musica leggera e pop; in questo esso è assolutamente comune e, che dir se ne voglia, è destinato a coniugarsi con le singole voci musicali con cui può entrare in contatto dove si diffonde.
Perciò il rock cantato in italiano. A questa formula Marco Parente ha dato una sua interpretazione del tutto Trasparente - perdonatemi il gioco di parole.
Microchip emozionale, uscito nel 1999 per la Mescal, mi è piaciuto molto, ed è sicuramente un passo in avanti rispetto a “Subsonica”, più maturo come suoni e arrangiamenti.
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