Tre luoghi, sei persone, distanti nello spazio ma non nel tempo. Sullo sfondo, la guerra in Afghanistan.
Leoni per Agnelli è un film di Robert Redford che prende spunto dalla situazione geopolitica internazionale per riflettere sulla guerra, la morte, ma anche gli ideali, l’impegno civile e la responsabilità dei singoli nella società e nel mondo. Un mondo in cui i media sono strettamente legati col potere, invece di essere “cani da guardia” e strumenti di pressione. Un mondo in cui una disfatta in guerra può essere trasformata in un successo, se il rullo che passa sotto al tg delle 20 lo afferma con sicurezza.
“The Hours” racconta di tre tipi femminili, in tre diversi periodi storici, dicendo di uno stesso disagio: quello che viene dal dover imbastire su di sé un’identità obbligata. I tipi femminili in questione sono una scrittrice, di nome Virginia Woolf, scrutata sul declinare della sua esistenza; una casalinga statunitense degli anni Cinquanta del Novecento; e una manager nella New York di questi giorni. L’identità in questione è quella vissuta di norma da una donna, inserita all’interno di un nucleo familiare di tipo “tradizionale”: moglie, fedele, eterosessuale, madre, amorosa, compassionevole, votata entusiasticamente alla cura di marito, casa, prole.
Tre anni dopo aver ideato “Being John Malkovich”, il duo Jonze – Kaufman, l’uno regista proveniente dal mondo dei videoclip musicali (Bjork, Daft Punk, R.E.M.), noto altrove come autore dell’imbarazzante “Jackass”, l’altro sceneggiatore proveniente da lunga militanza nella televisione statunitense, danno vita a una nuova pellicola: che, certamente meno originale rispetto alla precedente, presenta pure qualche elemento notevole e degno d’essere rimarcato.
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