Ci sono un portoghese, un italiano e un inglese... È una barzelletta? No, se fosse una barzelletta ci sarebbero un tedesco, un italiano e un francese... O un tedesco, un francese, un italiano... Che è la stessa cosa. Già, cambiando l'ordine degli addendi...
Berto s'è appena sposato ma non sembra proprio euforico. Dovrebbe essere almeno felice, ma non sembra felice. Sembra preoccupato, più che altro. Lui e sua moglie stanno in viaggio, e lui non ha una gran voglia di pensare. Meglio non pensare. Meglio non capire. Sente che Anna è nervosa, si discute per cose minime. Forse è l'emozione del nuovo, comune inizio. Forse è qualcosa di diverso.
Ne Il processo Kafka scrive: “No” disse il sacerdote “non si deve credere che tutto è vero, si deve credere soltanto che tutto è necessario”. “Malinconica opinione” commentò K. “Così della menzogna si fa una norma universale”. Perché della ‘panzana’ vado a cercar padri putativi? Perché tutto si è detto e scritto sull’arte del Francesco Mastriani, e soprattutto del suo più famoso romanzo La cieca di Sorrento (1852), tranne che all’apice del senso ultimo di questo vi sia la bugia. E grossa pure come una casa.
Hoax. Cos'è un hoax? Un hoax è un'invenzione che pretende due parti in campo: un pallonaro, idealmente pieno di carisma, maestro nell'arte della persuasione e della retorica, e il suo pubblico, naturalmente credulone, e in ogni caso perfettamente portato a ritenere vera una storia perché viene raccontata proprio in quel giornale, o in quel canale radio o tv, o in quel sito web. Un hoax è qualcosa di diverso dalle leggende urbane, e di estremamente differente dalla letteratura pura (almeno: ab ovo) o dai comizi elettorali.
Il dandy padre della Ballata del Carcere di Reading sosteneva che una mappa del mondo che non comprende Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché Utopia è l'unico paese al quale l'umanità approda. E da sempre, quando l'umanità raggiunge Utopia, allora si guarda intorno e si rimette in viaggio, perché capisce che può raggiungere nuove e più grandi Utopie.
Due frammenti di Gide inediti in Italia: “Storia di Pierrette”, plaquette di Via del Vento curata da Antonio Castronuovo, è una chicca per gli aficionado dell'artista padre dei “Sotteranei del Vaticano”. Nella postfazione, il curatore riferisce che una delle ragioni di fascino dei testi sta nel loro essere “racconti-verità”: quello eponimo, datato maggio 1921, è la trasfigurazione del delirio paranoico della signora domestica di Gide, testimonianza di quanto fosse vivo l'interesse dell'artista per la follia a trent'anni di distanza dall'esordio (“Quaderni di Andrè Walter”, storia d'un giovane letterato morto pazzo).
L'uomo chiamato John Barleycorn è il protagonista d'una canzone popolare inglese, almeno cinquecentesca. È una canzone antica, omaggiata nel tempo da una micidiale versione pop dei Traffic, contenuta nell'album “John Barleycorn Must Die” (1970), di discreto successo da quarant'anni a questa parte. È una canzone antica e triste, perché racconta la storia della dipendenza di un uomo dall'alcol.
Esordio letterario della scrittrice e femminista italo-svizzera Silvia Ricci Lempen, “Un homme tragique” (1991, Prix Michel-Dentan 1992) appare oggi in prima edizione italiana col titolo “Una famiglia perfetta” (Iacobelli, 2010). L'artista – racconta Silvia Rorato nella prefazione – nata a Roma nel 1951, è stata educata in ambiente francofono. Vive nella Svizzera romanda dal 1975, e si serve del francese come lingua di studio e di lavoro.
Intervista a Giulio Laurenti, autore di “Suerte” (Einaudi, Stile libero), storia vera di un narcotrafficante colombiano. A cura di Antonio Veneziani.
ANTONIO VENEZIANI: “Suerte” è presentato in fascetta come confessione. Lo trovo un po’ riduttivo, mi sembra più un romanzo verità con qualche infiltrazione psicanalitica.
“L'abisso” [Fernandel, 2007] di Gianluca Morozzi è un romanzo fondato su un concetto molto semplice: l'angoscia del bugiardo. È un divertissement paranoico e ansiogeno, caratterizzato dalla solita freschezza e dalla solita immediatezza d'uno scrittore ragazzone che, quando è il caso, sa fregarsene della trama per concentrarsi sulla trasfigurazione e sulla rappresentazione dei sentimenti. In questo frangente, un po' come in “Blackout” [Guanda, 2004], fonte prima d'ispirazione è un contesto claustrofobico. Un contesto claustrofobico incubotico.
La simulazione, la menzogna, l'ipocrisia e l'atroce contrasto – un contrasto che diventa conflitto – tra sentimento e buonsenso: questi sono gli assi portanti del “Raggio d'ombra” di Pontiggia (1983; 1988), romanzo giallo ambientato negli anni Venti, in piena epoca fascista, espressione della paranoia da tradimento e da delazione.
IL GRAN NEMICO DELL'IDEALISMO. Il paradosso di Cioran è che scrive come Zarathustra e tuttavia nega di esserlo. “In ogni uomo sonnecchia un profeta, e quando si risveglia c'è un po' più di male nel mondo”, predica, in piena contraddizione. Predica il diletto della creazione e della distruzione dei valori: ritiene che al di là della creazione e della distruzione del mondo, tutte le iniziative siano senza senso. È convinto che si possa cambiare idea così come ci si cambia una cravatta. Nega l'esistenza dell'Assoluto. Sostiene che la vita si regga sul niente. Crede che vita e amore siano menzogne assurde. Giura che ogni essere non sia che una pretesa del nulla. E che vivere significhi credere e sperare, mentire e mentirsi.
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