«L'uomo del piano B è uno che non te ne sei nemmeno accorto ma tutto a un tratto ha preso e ha cambiato lavoro e ha cambiato casa. Oppure ha cambiato estetica, e ha cambiato lessico. Non ti ha semplicemente disorientato: t'ha proprio spiazzato.»
Mi sono sentito gradevolmente in sintonia con questo arguto libro di Franchi, non solo perché di recente ho cambiato lavoro e in parte stile e organizzazione della mia vita – a chi potrebbe interessare, in questa sede? -, bensì per il fatto che L'arte del piano B è una panacea concepita e realizzata con sorprendente tempestività. Il libro giusto, edito nel momento giusto da un editore giusto e interessante quanto fortunato, che ha trovato in uno dei suoi autori la propria icona.
Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Nostalgia della “Collina dei conigli” di Richard Adams? Siete in compagnia dell'autore di questo giocattolo pianobista, il sardo Luca Martello, classe 1983: uno che ha pensato di raccontare la dipendenza dal web, l'alienazione di una generazione intera e la farraginosa cultura dei social network con una favola postmoderna, molto strampalata e bizzarra, protagonista e narratore un coniglio:
Ogni volta che leggo un libro di Franchi mi sento migliore, perché mi sembra che ancora qualcosa di bello e di positivo sia realizzabile e che l’Italia, imbarbaritasi in questi lunghi anni, non abbia ancora fatto fuggire tutte le sue intelligenze. Sì, una speranza esiste, un altro mondo è possibile – mi dico insieme all’Autore - se non sarà per me, sarà per i miei figli, che appartengono alle generazioni successive a quella di Franchi e magari un giorno vedranno in lui un geniale interprete dello spirito del tempo.
“L’arte del Piano B. Un libro strategico” è probabilmente l’esito più felice di Gianfranco Franchi, poiché si presenta come un ipotetico (e non ultimo) traguardo d’un percorso cominciato precocemente. Capitoli che sono racconti brevi, interludi dialogati come sceneggiature, senza dimenticare scottanti manifesti editoriali e dolorosi scorci autobiografici che riportano alla memoria le esperienze dell’alter ego Guido Orsini. Il Piano B è la svolta, il cambiamento, la rivoluzione personale. Anche se è chiaro che quando un intellettuale denuncia una decadenza non si riferisce a un’esperienza isolata: perché il Piano B è strettamente legato alla disperata condizione dell’italiano onesto sotto il melmoso regime di Silvio Berlusconi.
Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
“...e se esistesse un alfabeto fatto solo di acca? Beninteso, di parole formate con la parola acca. Prima ipotesi: non si capirebbe un’acca. Ipotesi alternativa: ne siete sicuri?”.
La Rete è stata propagandata come un miracolo: come una necessaria trasformazione sociale e individuale. La Rete era e andava considerata come un'evoluzione: criticarla significava trincerarsi dietro la paura del cambiamento. Difenderla implicava, tendenzialmente, fondarsi sulla retorica della democrazia, della libertà e dell'accessibilità. Che la Rete sia stato uno straordinario passo avanti per la tecnologia e per tante persone isolate, difficili o asociali è fuori di dubbio. Che si stia trascinando dietro tutta una serie di pericolose e rovinose conseguenze, dopo aver attecchito a così grande livello, è altrettanto vero.
«Se il mondo in cui siamo vissuti era centrato sulla repressione politica, quello di oggi si basa sulla repressione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe ci controllano e ci riducono in sudditanza; cercano di trasformarci in schiavi e macchine che reagiscono a ordini prestabiliti. Entrambe ci lavano il cervello in maniera altrettanto perfida e ci alienano con altrettanta efficacia […]. I nostri compromessi di oggi sono identici a quelli che facevamo in passato».
"Il libretto viola” è un bel libro e non nell’accezione più semplice e ovvia del termine, è un bel libro non solo per il suo contenuto interessante, ma per la sua componente estetica che va dal formato alla copertina di Maurizio Ceccato, dall’aspetto generale fino al dettagliatissimo colophon che recita “Qui finisce il libro… Ma non finisce qui” e una miriade di notizie precise ci illuminano sui materiali che hanno consentito la realizzazione del libro, nel rispetto dell’ambiente.
Amiche, amici, soci sostenitori, soci onorari, lettori.
C'è una libreria, a Roma, che lo scorso anno ha dedicato un evento a tutti i libri sul libro, e sui librai: è stata una metamostra, “autocelebrazione del libro e del libraio”, per commemorare (non festeggiare!) i 60 anni del proprietario, Archie R. Pavia, e la resistenza delle piccole librerie, e l'esistenza dei librai. Il tutto per “alleviare il peso del tempo che fugge”. Si trova in via Acqui, a una manciata di passi da piazza Re di Roma, e si dedica al modernariato di qualità, per andare incontro ai collezionisti, ai bibliofili, ai bibliomani; e poi, si pone come archivio del Novecento per andare incontro alle esigenze di studenti e studiosi, inclusi professori universitari di chiara fama.
Care amiche, cari amici, cari soci dell'Ass Cult Lankelot – Edizioni Fiamma, è con grande soddisfazione che vengo a comunicarvi che la revisione degli oltre 4.050 articoli on line è stata ultimata. Interventi futuri riguarderanno soltanto rifiniture, non più correzioni di bug (indirizzo sbagliato, copertina o locandina sbagliata, tags sbagliati). È stato un mese e mezzo duro, da questo punto di vista: ha richiesto molti sacrifici da parte degli admin del sito e molta pazienza da parte di voi tutti. Finalmente ci mettiamo alle spalle il debug del nuovo sito.
“Una volta ho amato un uomo così tanto da annichilirmi: ero tutta Lui e niente Me. Ora mi amo quel tanto che basta perchè non esista alcun uomo: sono tutta Me e niente Loro. Una volta loro erano tutti Dio e io ero un parto della mia fantasia, ora sono gli uomini a essere un parto della mia fantasia. Lo stesso gioco, ma in posizioni diverse. Non conosco altri modi di giocare. Qualcuno deve stare sopra, qualcuno sotto. Stare fianco a fianco è una noia (…). Il mio passaggio non è stato da sotto a sopra, ma da sotto a sotto: dalla mia dolorosa sottomissione emotiva alla mia beata sottomissione sessuale. Questa è la storia del mio cambiamento e del prezzo che ho pagato. Molto caro” (Tony Bentley, incipit di “The Surrender”).
MAURIZIO CECCATO. UNDERCOVER
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