“Misericordia, chi era? Dove, dov'era stata fino allora, cioè per cinque mesi, costei? Deglutii con molto indescrivibile sforzo. Lieve, sul palco, la dea snodava le membra secondo una concordanza ineguagliabile di misure e di ritmo. Le braccia lunghe opulente, dolci nell'andare; le gambe altissime, strette alle ginocchia, magre esili alle caviglie quanto pingui enormi all'inguine, colossali. Doveva costei tra l'altro essere molto giovane, considerato che il suo corpo appariva, pur nei movimenti, dotato di una straordinaria compattezza e di una straordinaria armonia: appunto solidissimo...” [p. 22].
La triste parabola dell’atipico Guido Morselli, scrittore di estrazione borghese e granitica vocazione letteraria, si è conclusa nel 1973; rimasto pressoché inedito sino alla fine dei suoi giorni, ha conosciuto da spettro una progressiva affermazione italiana ed europea. Era uno scrittore scomodo. Era un talento distante dall’accademia, distante dai circoli culturali, dal gotha delle avanguardie. Aveva uno stile estraneo alla contemporaneità: era un estroso autodidatta, dalle disordinate e controverse letture.
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