Da qualche parte nel film, si discetta sulla relazione che lega le macchine agli esseri umani. In uno scambio di battute con un personaggio minore, l’eroe si interroga sulla dipendenza reciproca dei due elementi. Da noi, esse ricevono la vita; ma senza di loro, ormai, la nostra sarebbe inverosimile. Il tono della conversazione è un po’ irritante, pomposo com’è nel voler apparire intelligente a tutti i costi. Prende tuttavia una prospettiva singolare, in un film come “Matrix Reloaded”, quando ne si riferisca il contenuto a una riflessione più ampia: posto che i suoi spettatori siano dipendenti dalla tecnologia, potrà mai più svincolarsene il cinema?
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