"Il diavolo innamorato" è un piccolo gioiello della letteratura francese di fine Settecento, che torna in una nuova veste magistralmente curata da Isabella Mattazzi: è una novella-“piquante bagatelle” che ha avuto diverse fortune e avverse letture critiche nel corso del tempo. Definito per troppo tempo un’opera nera che racchiude in sé conoscenze cabalistiche e negromantiche, aveva perso nel corso del tempo anche la sua leggerezza, il suo tono scherzoso e deliziosamente irriverente, la sua capacità sospensoria della realtà in una commistione tra meraviglia e realtà.
In via delle Acacie sono gli anni Novanta. Non importa quale anno in particolare: siamo in quel periodo-cuscinetto che si chiama “transizione”, che separa, protegge, allontana la società romena dall'epoca nera del regime comunista, eppure cara ad alcuni, e da quel quasi luminoso presente – che fa sì rima con “occidente”, ma con il quale molti sembrano non andar tanto d'accordo.
Il linguaggio della libertà
Maratea, anni Novanta. Questa terra raccontata da Pavese (“Fuoco grande”) e nominata da Calvino e Vittorini; visitata da un turista equivoco come Bevilacqua, equivocata da Montanelli, omaggiata da qualche politico locale, trova finalmente il suo poeta. Uno che vuole essere classificato, dai posteri, come “graffitista minore” della preistoria moderna, in area mediterranea (p. 24). L'unico scrittore italiano che conosce il significato del suo nome: che ne condivide l'essenza: di questo “sogno riuscito tra la siesta di Sapri e il risveglio di Praja” (p. 22).
Kobo Abe, come altri suoi contemporanei (Kenzaburo Oe, premio Nobel 1995 per la letteratura, Mishima, Kawabata ecc.) rappresenta, nello stesso tempo, continuità ed evoluzione nella caratterizzazione della letteratura giapponese.
E’ un evento più unico che raro – di questi tempi – imbattersi in un libro di grande forza tematica e insieme espressiva come Maschio adulto solitario (2008, Manni, pagg. 310, Euro 17,00), l’ultimo romanzo di Cosimo Argentina, (Taranto, 1963). Rovesciando il canone del bildungsroman Argentina colpisce allo stomaco il lettore con un crudele romanzo di (de)formazione che annovera in sé elementi che vanno dal noir al grottesco, all’horror passando per la denuncia sociale.
Torna al Castello di Belgioioso “Parole nel tempo”, il consueto appuntamento di fine settembre con l’editoria.
Giunge al diciottesimo anno, la mostra mercato, nata in un isolato castello pavese, e che da sempre costituisce un punto di riferimento per l’editoria di qualità. Lettori ed editori si danno ogni anno appuntamento per un incontro eccezionale e sempre ricco di sorprese. Nelle belle sale del castello, si assiste ogni anno ad un lento e pacato via vai di lettori e appassionati, che scelgono di venire per rintracciare titoli altrimenti introvabili o per scambiare due chiacchiere con gli editori sul perché di una pubblicazione.
La terra è in preda agli effetti malefici di un inspiegabile sortilegio, da quando il dio Lamor le ha sottratto lo squillo dei colori e la bellezza del mondo. Un’atmosfera di sospensione irreale aleggia inquietante, mentre l’odore acre della perfida Hutama si diffonde tra la natura sostituendo deliberatamente il profumo dei fiori. Sotto una densa coltre grigia giace una grande natura morta, la cui iperbolica espansione si gonfia del dolore di un’umanità che muore senza essere mai nata. Nel vano tentativo di lasciar trapelare un raro bagliore di luce, Eliana spara in cielo con la cerbottana aghi per cucire sottratti alla madre Maria, che un tempo ricamava lenzuola e tovaglie variopinte per i corredi nuziali.
2007. Nicola Vacca sta combattendo al fianco della sua amata compagna la battaglia più difficile: contro il male, contro il dolore, contro l’atrocità del tempo: contro l’assurdità d’una malattia sotterranea, e infida. Il poeta torna alle sue origini – alla poesia elegiaca e sentimentale, al canto della donna adorata, consapevole che l’esistenza ha senso e valore per la sua presenza, e che a nulla vale respirare un’altra essenza – e si schiera, guerriero gentile e senza paura di niente, in prima linea.
CATALOGARE L’ASSENZA
Quando ti adagi quieta
sul letto del mio corpo
sonnambuli del sottosuolo
dell’intimo insieme sei la musa
che indossa i versi nudi
che scrivo
sull’amore fattosi carne,
pace e ristoro (…)
Non ha più parole nemmeno
il quieto sonno della ragione.
L’oscura inquietudine dei suoi
mostri agita le sabbie di un deserto
ragionato di silenzi.
Sono le parole pensanti
che fanno la differenza.
(Nicola Vacca, “1996”).
A seguito dei numerosi interventi apparsi sulla nostra rivista sul significato della poesia desidero condividere con voi le suggestioni e la gioia provate in occasione di un mio recente incontro in provincia di Ancona con Franco Loi, che viene considerato uno tra i più importanti poeti italiani viventi.
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