Stefano Simone (1986) compie un ulteriore passo avanti nella sua carriera cinematografica. Ricordiamo gli acerbi ma incoraggianti cortometraggi Il delitto di classe (1999), Fear – Paura (2000), Madre delle tenebre (2001), Gli occhi del teschio (2001), Il gatto nero dalle grinfie di sciabola (2005), Istinto omicida (2006), Infatuazione (2006), L’uomo vestito di nero (2007), Lo storpio (2007) e Contratto per vendetta (2008).
La prima domanda che è lecito porsi, e di conseguenza porre a Gordiano Lupi, scrittore, editore, giornalista e talent scout letterario di Piombino, è la seguente: ma c’era proprio bisogno di una storia del cinema horror italiano? Non bastano forse i generici dizionari di cinema che già sono sul mercato da anni? E poi, ancora: a chi interessa l’horror del tempo andato, quando di crudeltà ed efferatezze a buon mercato ne è piena la vita di tutti i giorni, con tanto di media ad amplificarne l’eco? Non bastano Avetrana o i deliri di sangue di qualche sedicente gruppuscolo satanista divenuto tale per ammazzare la noia e il vuoto esistenziale che restituisce la sempre più desolata provincia del profondo nord?
“Ero un lupo mannaro da ventun anni quando, nel maggio del 1863, lessi della spedizione di Quinn in un servizio sul 'Times'. Non avevo ancora, evidentemente, trovato risposta alle grandi domande che continuavano a tormentarmi. Una volta al mese mi trasformavo in un mostro, mezzo uomo e mezzo lupo. E va bene. Uccidevo e divoravo esseri umani, e la prima era stata mia moglie. E va bene anche questo. Ma dove si inseriva tutto questo nel disegno delle cose?” [Duncan, “L'ultimo lupo mannaro”, p. 209].
Piombino. Don Carlo è un parroco giovanissimo, appena trentenne, impegnato a predicare il Vangelo in una terra poco sensibile alla parola di Dio. S'è fatto prete per contrastare il male, e non ha paura di tutte le difficoltà che sta affrontando. Soltanto, si sente sconfortato. È stanco di assolvere peccatori sempre uguali, sempre più deboli, sempre più sleali. È stanco, e sente il bisogno d'essere degno di Dio – e sospetta d'essere l'unico ad avere capito cosa Dio voglia. E così il male s'è messo in cammino, nei panni del bene.
Gordiano Lupi è un editore coraggioso. Da Piombino continua con grande coerenza l’esperienza delle Edizioni Il Foglio. Con fiuto notevole propone libri e autori politicamente scorretti. Senza mai mollare affronta il difficile mercato dell’editoria. Con la sua politica contraria a ogni forma di editoria a pagamento in questi anni è riuscito a pubblicare cose davvero interessanti, contando su una rete di scrittori e amici corsari che hanno aiutato non poco a rendere il marchio riconoscibile che si è fatto apprezzare soprattutto per la sua irriverenza.
Meno male che non sono Baricco
dedicato ad Angelo Quattrocchi
E intanto un Lupi scruta la Toscana
INCONTRO CON YOANI SÁNCHEZ
Una piccola blogger che mette in crisi i fratelli Castro, di Gordiano Lupi
con la collaborazione di Fabio Izzo
Confessioni di un piccolo editore incazzato
È uscito un gran bel libro sul cinema di Lucio Fulci, autore che non bisognerebbe mai smettere di studiare e rivalutare, che devo assolutamente segnalare. Giovanni Modica compie uno studio certosino su un solo film scelto dalla vasta produzione del regista romano. Sette note in nero non riscosse grande successo di pubblico, ma resta un esempio di thriller moderno, ricco di situazioni ad alta tensione. Modica parte dalla sinossi, analizza parallelismi, fa paragoni con il cinema internazionale, affronta la musica, le analogie con il resto del filone, le soluzioni di regia, le ascendenze letterarie e i debiti cinematografici.
"Lo sanno che non possiamo fare niente.
E si sono approfittati proprio di questo.
Lasciamo la casa di Vedado con un senso di amarezza e disgusto.
Non è sempre facile la vita da jinetera. Non è tutto rose e fiori come crede la gente. Capitano anche disavventure così all'Avana. C'è di tutto in questa città di frontiera. Purtroppo." (p. 59).
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