Dramma borghese, generazionale ed esistenziale, “Lo sbaglio” [Rizzoli, 312 pagine, euro 18.50], secondo romanzo della scrittrice tarantina Flavia Piccinni, classe 1986, lucchese d'adozione, è uno spaccato d'un periodo di profonda decadenza e di confusione: individuale, sociale, estetica.
“La mia vita è qui, nel manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”(p.95).
“Il mondo è democratico: ride di tutto” (Enrico Pea)
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