Matteo e Giulia sono due personaggi molto simili. Superano l’epocale giro di boa del Sessantotto proiettati in direzioni contrarie, assestati su posizioni nemiche: uomo d’ordine della polizia, Matteo; contestatrice a rischio d’eversione, Giulia. Eppure, dietro all’apparente inconciliabilità dei loro destini, friggono una rabbia, una disperazione, un’asocialità gemelle. Il rinnegamento della realtà è radicale in tutti e due. C’è la comune tendenza all’astrazione artistica: i libri lui, il pianoforte lei; l’uguale senso dell’ingiustizia; ma soprattutto lo stesso disadattamento.
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