"Sono stato internato in più di tre manicomi, da quando mi trovo a Miami, dove sono arrivato sei mesi fa dopo una fuga da Cuba. Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale. A volte penso che, se fossi nato in Brasile, in Spagna, in Venezuela o in Scandinavia, avrei finito comunque per fuggire dalle vie, dai porti o dalle praterie di quei Paesi”.
Elliot colma un vuoto importante nella mia conoscenza della letteratura cubana, ma soprattutto porta in Italia uno scrittore che “merita di entrare a far parte della schiera dei grandi della letteratura del Novecento come Faulkner o Hemingway”. Non sono parole mie, ma del grande Eduardo Manet e se lo dice lui che ha pubblicato con Leone Editore il meraviglioso L’amante di Fidel Castro ed è un ottimo drammaturgo cubano esule a Parigi, possiamo crederci.
Eduardo Manet è nato a Santiago di Cuba nel 1930, ma è esule in Francia dal 1970, praticamente da quando a Cuba l’aria è diventata irrespirabile per gli intellettuali. Il caso Padilla fece capire a molti artisti che non avrebbero potuto essere liberi in una dittatura che non ammetteva alcun tipo di critica. Lo stalinismo sovietico s’impadroniva della rivoluzione cubana, gli scrittori venivano repressi o arruolati nelle fila rivoluzionarie e di conseguenza i migliori fuggivano. Eduardo Manet è diventato un autore importante in Francia come drammaturgo teatrale e sceneggiatore televisivo.
“La letteratura di Guillermo Cabrera Infante è un gioco costante tra fiction e realtà, un gioco soggetto al ritmo inevitabile e spontaneo che impone la musica e l’amore della notte avanera”, scrive Rosa M. Pereda, autrice di un’interessante selezione antologica di testi basata sul filo conduttore di amore e musica. Mi música extremada (La mia musica eccessiva) è un libro che cita altri libri, composto con amore da una studiosa amica dello scrittore cubano, che ha il merito di essere stata la prima al mondo a realizzare una monografia su Cabrera Infante: una tesi di laurea su Tre tristi tigri.
O non è certo il libro più conosciuto di Guillermo Cabrera Infante. In Italia non è mai stato tradotto e molti critici dimenticano di citarlo nella bibliografia dello scrittore. Nonostante tutto contiene alcuni riferimenti interessanti alla vita, ai gusti e alle abitudini dell’autore cubano esule a Londra. Non è neppure un libro uniforme, a metà strada tra la raccolta di saggi, collezione di articoli, insieme di racconti e spunti polemici.
Questo frammento va letto come un apocrifo di Guillermo Cabrera Infante ispirato a "Puro humo" (Punto de lectura, 2001). Non conoscendo l’inglese non ho letto “Holy smoke” (1985), che è la primitiva versione inglese di un testo inedito in Italia. Il titolo italiano sarebbe “Puro fumo”, ma si perde il gioco di parole tanto caro a Cabrera Infante - che amava Raymond Queneau - costituito dal doppio significato del termine “puro” (a Cuba sta per “sigaro”).
Il mio amico Calvert Casey. Scritto apocrifo di Guillermo Cabrera Infante.
La magia delle parole e il loro potere di attrazione sulla fantasia dello scrittore sono le tematiche ricorrenti di un’opera originale e complessa, ma al tempo stessa ironica e irriverente, come Exorcismos de esti(l)o. Scorriamo pagina dopo pagina i brevi racconti, svisceriamo le molteplici citazioni classiche e apprezziamo un grande sfoggio di erudizione e cultura. Si comincia con una dedica surreale alle virgole, allegre, diverse, molteplici, minuziose, salvatrici ma modeste, a tutte le virgole basse o alte, a quelle venute al mondo da poco, che lo scrittore battezza come virgole sospensive.
Félix Luis Viera è noto in Italia per aver pubblicato Il lavoro vi farà uomini (L’ancora del mediterraneo, Napoli - titolo originale Un ciervo herido), un romanzo verità che racconta la terribile esperienza delle UMAP, centri di rieducazione e lavoro per antisociali (dissiddenti, omosessuali, religiosi, rockettari...) creati dalla fantasia malata del comunismo cubano nei primi anni Sessanta. Molte opere di Viera sono inedite nel nostro Paese, ma meriterebbero di essere tradotte, perché è uno scrittore importante dell’esilio cubano che ha il coraggio di raccontare il vero volto dell’isola caraibica.
È incredibile che Walt Disney, uno dei maggiori artisti del secolo XX, sia stato perseguitato dagli stessi critici che prima lo esaltavano. O non è vero? Tutto sembra essere cominciato per colpa delle sue opinioni politiche che, in ogni caso, poco hanno a che vedere con il suo indubbio genio per la più genuina delle attività artistiche (e tecniche) del cinema: il disegno animato. Ma Disney non è stato soltanto questo. Lo storico Leonard Maltin afferma: “Disney è il più influente e famoso produttore della storia del cinema”. Non fu soltanto un produttore, ma anche un instancabile inventore dei metodi di animazione.
L’articolo è stato scritto nel mese di marzo del 2001, quando Gary Cooper - se non fosse morto - avrebbe compiuto 100 anni.
Todo está hecho con espejos - Tutto è fatto con gli specchi, anche se non esiste una traduzione italiana - è l’ultimo libro pubblicato in vita da Cabrera Infante, se si esclude la versione spagnola di Holy Smoke edita come Puro humo (2000). Si tratta di una raccolta di racconti ancora una volta basata su doppi sensi, cubanismi e giochi di parole, pieni di ritmo e originalità, che sembrano ricalcare il primo lavoro di narrativa breve edito nel 1960. Pubblica il colombiano Alfaguara del Gruppo Santillana, editore di molti lavori dello scrittore cubano, adesso non così fedele visto che ha messo fuori catalogo tutte le opere minori.
Scopriamo Cabrera Infante. Ecco un racconto-recensione sulla sua “Ninfa inconstante”. La finzione è che sia lo scrittore a parlare in prima persona del suo amore giovanile e della trama del suo romanzo, uscito postumo nel 2008 per Galaxia Gutemberg.
Questo racconto-recensione parte dalla finzione letteraria di un Cabrera Infante che racconta il suo “Mea Cuba”, edito in Italia da EST – Il Saggiatore (2000), pagine 480 - euro 9,30, straordinariamente ancora in catalogo. Un libro da non perdere.
Nel 1960, Cabrera Infante raccoglie i primi acerbi racconti scritti tra il 1949 e il 1958 mentre vive la Cuba di Batista nel volume Asì en la paz como en la guerra, edito in Italia da Mondadori nel 1963 con il titolo Così in pace come in guerra. Libro fantasma - nel senso che oggi è introvabile se non in poche copie ingiallite conservate in periferiche biblioteche - che descrive il disgusto di vivere sotto la tirannide, un disgusto che lo scrittore continuerà a provare anche dopo il 1959, fino a spingerlo all’esilio.
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