“Due file di bambini, una di fronte all’altra a salutare chi stava arrivando. Ci trovammo così a passare tra quelle ali spiegate nel segno dell’innocenza. La strada di terra battuta, cosparsa di petali rosa. Le bambine e i bambini cantavano un inno di gioia, tra le mani giunte, fiori di campo e a ogni ospite un inchino con la fronte e un sorriso. […]I bambini sorridevano e cantavano, in quel canto di vita lieve, immersi in quella loro purezza, da farti tornare la voglia di credere ogni tanto a un dio giusto e alla speranza.” (p.166)
Memorie di un autore tv e di un giornalista d'inchiesta caro a Sergio Zavoli ed Enzo Biagi: uno che sembra consacrato alla sua professione con una dedizione incrollabile, uno che vive ogni reportage come una battaglia per restituire verità, luce e giustizia a chi vive nell'ombra, da vittima dell'arroganza e delle prepotenze. Uno che non ha dimenticato affatto cosa il giornalismo d'inchiesta sia. Quello vero. La bella notizia è che Nevio Casadio esiste, e non è una creatura letteraria: Casadio si direbbe uno dei pochi grandi esempi superstiti del giornalismo televisivo d'una volta, etico e onesto: un esempio capace di fronteggiare, con dignità e orgoglio, la volgarità, la grettezza e la mediocrità del circo catodico forzista.
“Una giornata nera” è un romanzo breve fumettato, o un fumetto romanzato, nato per sensibilizzare i giovani della nuova generazione ad una delle questioni più drammatiche della società italiana contemporanea: il lavoro nero. Protagonista è un adolescente nemmeno quindicenne, Luca, studente in una piccola città di provincia; sta cominciando a farsi delle domande e non trova nessuno che dia le risposte giuste. Osserva e analizza il comportamento dei suoi compagni, informandosi sulla loro situazione famigliare, per decifrare se le sue perplessità e le sue aspettative siano eccezionali o meno.
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