“Attingi a te stesso il canto di te stesso, soffia! - Ora! - il tuo metodo è l'unico metodo – buono – o cattivo – sempre onesto (comico), spontaneo, interessante per la sua qualità di confessione, perché non di mestiere.( J.K.)
"Il dolore non sarà alleviato dallo scrivere, ma sarà redento”.
“Col cuore assoluto della poesia della vita macellato / dai loro corpi buono da mangiare per mille anni”. A quelli che scrivono poesie chiedo: ma voi ce la mettete l'anima in quello che scrivete? E lo stomaco ce lo mettete? E il cuore? E le gambe per correre e scappare ce le mettete? E tutta la vostra energia mentale ce la mettete? E tutti i vostri difetti, vizi, porcherie, infedeltà, inettitudini, e paure, ce le mettete? Se non ce li mettete, va bene lo stesso. Purché lo ammettiate. Ammetterlo è già farlo.
Tre diversi aspetti della vita del poeta Allen Ginsberg, artista di punta (insieme a Kerouac) di quel rivoluzionario movimento che prese il nome di beat generation, si intrecciano in Howl (Urlo), pellicola scritta e diretta da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di documentari apprezzati in ambienti libertari e nei circuiti del cinema indipendente.
Romanzo breve d'argomento sentimentale, strutturato in due parti, giocato su uno stravagante simil-flusso di coscienza, sporcato da un disordine espositivo sinceramente dilettantesco, “I sotterranei” è un discreto libretto da performance dal vivo, una sconclusionata vicenda d'amore e di tradimento, un campione di quanto possa essere confusionaria e ossessiva la scrittura sotto l'effetto delle droghe. Non è niente di memorabile; è, al limite, qualcosa di divertente per chi volesse mettersi alla prova con una narrativa sconnessa e – diciamo così - “jazzata”.
Jack e Neal Cassady passavano per Detroit durante tutti i loro viaggi; andavano a trovare Edie. Erano sbronzi e guidavano una macchina vecchia e malconcia; piena di giornali, libri e vestiti sporchi. La radio andava a un volume altissimo. Si parlottava un po', poi domandavano qualche lira in prestito. Edie era la prima, amatissima moglie di Kerouac, sua coetanea (classe 1922).
PENSO A DEAN MORIARTY.
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