C’è una capacità che andrebbe sempre riconosciuta al cinema francese, o meglio, all’industria cinematografica francese. Quella di costituire l’unica vera opposizione, l’unico tentativo di resistenza a quella imperante proveniente dall’America. Andrebbe riconosciuta la sua capacità di proporre un’offerta cinematografica a trecentosessanta gradi, che fugge quasi sempre all’appiattimento del cinema di genere, come è invece avvenuto in Italia dopo la fertile stagione neorealista.
ADIEU, MATHIEU?
Premessa doverosa: questo film è giunto con un colpevolissimo ritardo nel nostro paese, e – grave direi – è arrivato sui nostri schermi soltanto per via della probabile candidatura all'Oscar. Questo dovrebbe indurre ad una severa riflessione sia il pubblico che le case di distribuzione.
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