Se non fosse che di band tutta italica si tratta (il trio, due ragazze Erica e Costanza, un maschio, Nicola, alla batteria di rigore senza grancassa, proviene da Pesaro, non propriamente brume & brughiere dunque) la copertina potrebbe trarre incolpevolmente in inganno: 4AD ergo Albione (perfida o meno) o giù di lì. Invece siamo innanzi ad un esordio tutto nostrano ma "solo" per la provenienza. Sin dal battesimo i Be Forest non rinnegano, tutt'altro rivendicano la propria fede nelle sonorità wave e dark più squisite: Cure, Cocteau Twins, Joy Division, My Bloody Valentine e, si parva licet, Echo & the Bunnymen.
«Io non ho futuro, nessuno ha futuro, abbiamo chiuso! Guardati un po' intorno, qui sta andando tutto per aria».
Qualche anno fa, in una non eccessivamente famosa canzone di una band del New Jersey, i Thursday, Geoff Rickly cantava: “And No Signs From Cinema / No City Skyline / No Paper Scraps And No Unfolding At / Five O’ Clock (…) / We Heard Ian Curtis Kill Himself Again / In Your Bed…”. Era l’album d’esordio dei Thursday, “Waiting” (Eyeball Records, 1999): il pezzo si chiamava “Ian Curtis”.
Traduttore traditore. Strappo alla regola. Stavolta niente recensione, e niente articolo. La recensione è nascosta nelle parole che ho scelto per restituire versi e spirito di Ian Curtis. O forse rimane questa qui, scritta cinque anni fa, per stabilire contatto. Questa è solo un'integrazione necessaria, e differita.
E' nella selezione di questi pezzi, e nell'espressione di quel che è stato. E' nell'ascolto che dovrà accompagnare la lettura, e nell'omaggio al genio di chi ha creato i Joy Division, il perduto Tony Wilson, artefice del Rinascimento di Manchester. Verrà quindi il New Order. Un giorno, non ora.
“Once upon a midnight dreary, while I pondered, weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore –
While I nodded, nearly napping, suddendly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
«’Tis some visiter,» I muttered, «tapping at my chamber door –
Only this and nothing more.»” (Edgar Allan Poe, “The Raven”,)
Credo che ogni anima viva nella ricerca di affinità elettive, di espressioni speculari perfette nell’alterità, di utopiche ideali totali convergenze. Vaghiamo, trascinandoci, sprigionando furore e speranza e dolore, desiderando che l’arte ci sostenga, ci rigeneri, ci sappia elevare; che sia un sentiero per un infinito mondo di bellezza e verità. La mia anima ha salutato nella musica dei Joy Division e nella poesia di Ian Curtis il canto più vivo e miracoloso; accompagnato nel tempo dalla loro rabbia e dalla loro disperazione, ho accettato che il dominio della lotta non conoscesse fine.
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