Cè chi vede, acutamente, nelle ripetizioni consce o inconsce, nei continui ritorni di certi scrittori su luoghi, personaggi, temi, affrontati e descritti magari ricorrendo a frasari simili o addirittura identici; c’è chi vede in queste irrimediabili cadute nell’imperfezione, nelle conative concessioni alla propria nevrosi cui non sfuggono alcuni autori, non un limite ma una ragione d’interesse – e di più: la manifestazione delle ossessioni e dei rovelli che appartengono a ogni grande romanziere. Tic e manie che sarebbero fra le precondizioni necessarie, fra le più affidabili segnalazioni della presenza di un’indole artistica autentica.
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