Il possesso di una cultura imponente può divenire uno scudo o una condanna, un apice o un abisso. Il “professore” protagonista del romanzo di Pontiggia ha trovato nella sua preparazione accademica una fortezza inviolabile entro cui ormeggiare le sue certezze, anche umane ed intellettive. Uomo rigoroso, austero, inappuntabile. Eppure quando nella rubrica “Fendenti” della rivista letteraria “La Parola agli Antichi” viene pubblicata una lettera nella quale si accusa l’attento professore di aver sbagliato l’etimologia della parola “ipocrisia”, il dubbio, le insinuazioni, i sospetti e l’incertezza iniziano a prendere il sopravvento.
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