Da bravo fan, aspettavo con ansia l’ultimo lavoro dei Radiohead. Comprato a prezzo simbolico da un amico, simbolicamente me lo sono fatto prestare. L’ho ascoltato e riascoltato, quasi fino a consumare lo stereo ed insieme le orecchie. Perché per i primi cinque giorni, il risultato e gli effetti che il disco aveva su di me, non erano affatto chiari: prima mi piaceva, poi lo odiavo. Poi si lasciava ascoltare, poi diventava un sottofondo fastidioso ed irritante per le mie vicende quotidiane.
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