Una società guasta è una società che ha perduto il proprio orientamento, il proprio ordinamento. Nella società absburgica l'Imperatore costituiva con la Sua persona l'incarnazione, era la stella polare che rendeva possibile che una società impeccabilmente devota ad un Dio opprimente, ad una corona pervasiva ed onnicomprensiva, di fastose minuzie, del rito della passeggiata e della discrezione fino all'autolesionismo, degli edifici miracolosamente identici - ad eccezione delle dimensioni - dalla metropoli al villaggio di confine, sia pubblici che privati, stazioni scuole sanatori, una civiltà che ha elevato a culto il concetto stesso di appartamento.
Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
Questo romanzo di Thomas Glavinic del 2006 è diventato inspiegabilmente un caso letterario in Austria. A quanto pare i casi letterari sono sempre più costruiti grazie al suono scintillante dei dindini ($$$) più che al reale valore dell'opera in questione. E qua si scopre, all'alba del 2008, l'acqua calda... Sta di fatto che, dopo avere letto l'abbondante volume uscito per i tipi della Longanesi (con una grafica che ricorda un qualsiasi thriller di Stephen King), si resta un po' con l'amaro in bocca.
La triste parabola dell’atipico Guido Morselli, scrittore di estrazione borghese e granitica vocazione letteraria, si è conclusa nel 1973; rimasto pressoché inedito sino alla fine dei suoi giorni, ha conosciuto da spettro una progressiva affermazione italiana ed europea. Era uno scrittore scomodo. Era un talento distante dall’accademia, distante dai circoli culturali, dal gotha delle avanguardie. Aveva uno stile estraneo alla contemporaneità: era un estroso autodidatta, dalle disordinate e controverse letture.
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