Il Dagerman viaggiatore è schivo e solitario, cerca di superare i limiti di un’Europa irrigidita nella reprimente atmosfera del dopoguerra senza trovare un varco per se stesso né per le sue idee. Ma il naufragio del giovane scrittore svedese, nel quale è riflessa l’impressionante deriva di un’intera generazione amputata dalla guerra, non ha a che fare con il disincanto politico, almeno non solo con questo. Si tratta piuttosto in lui di uno scollamento dall’ideale, e dunque dal percorso artistico che ne è originato, il cui repentino affiorare tocca nodi irrisolti della sua personalità, come del resto ammette in alcune prose appartenenti all’ultimo periodo di attività e pubblicate postume.
“Mitologia del tempo che cambia” è la spiazzante, grottesca, politicamente scorretta raccolta di racconti del narratore bulgaro Alek Popov, classe 1966. Si tratta di pezzi scritti tra 1990 e 2007. Spiega Giuseppe Dell'Agata, curatore di questa edizione: “La scelta degli undici racconti che qui proponiamo è stata discussa attentamente e concordata con l'autore. I temi centrali del discorso letterario in Bulgaria […] riguardano l'essenza e l'effettiva opposizione tra una letteratura prima e dopo il cataclisma sociopolitico del 1989. Per Alek Popov,[...] lo scrittore del dopo 1989 è spinto a scrivere da una propria intima necessità e non deve pensare di farsi interprete di esigenze o aspirazioni collettive” (pp. 150).
Quando scrive “Un uomo solo”, Isherwood ha quasi sessant'anni: sarà il suo ultimo romanzo e avrà il sapore del capolavoro. Perché se è vero che “nulla lo ha fatto diventare saggio”, è innegabile che possieda esperienza e che il tempo lo abbia attraversato consegnandolo a quella vecchiaia preziosa, capace, in non rari casi, di esaltare l'artista scarnificandone lo stile in un minimalismo amaramente ironico, eppure pregno di profondità.
Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità.
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
La rinascita delle ambizioni imperiali della Federazione Russa, palesatesi dopo le vicende georgiane dell’estate 2008, sarebbe alla base di un nuovo scontro tra Occidente e Russia che, in un saggio dal titolo volutamente provocatorio, Edward Lucas definisce “La Nuova Guerra Fredda”.
Invisibile come la verità che si nasconde tra le pieghe dei significati. Invisibile come il desiderio che distorce la percezione della realtà, confondendo i ricordi. Invisibile come la coscienza che domanda e tormenta e rimesta tra i pensieri senza tregua. Invisibile come il tempo che si consuma, spingendoci tra le braccia della morte. Invisibile come lo scrittore che scompare nella distanza che passa tra l'io e il lui delle sue pagine.
Auster sceglie l'ermetismo di un titolo che sa offrirsi quale chiave di lettura polivalente, in grado di sintetizzare l'essenza stessa del suo ultimo libro: un eccellente romanzo in quattro parti che ne confermano talento e ingegno.
In occasione del primo centenario della nascita di Giorgio La Pira, Pier Francesco Listri, già curatore di un programma sul “Servo di Dio” per il terzo programma di Radio Rai, ha pensato bene di mettere nero su bianco questa sua inchiesta radiofonica.
Il risultato, come i lettori potranno cogliere da subito, non è una biografia ordinaria e particolarmente ordinata; soltanto alla fine del breve volume (poco più di 130 pagine) possiamo trovare appunto alcune pagine che sintetizzano cronologicamente la vita di La Pira, la Bibliografia (opere di e su La Pira), gli “intervenuti nell’inchiesta”.
In quanto “inchiesta” i brevi capitoli non seguono uno stretto ordine cronologico: “La Sicilia, Firenze, il mappamondo”, “la fede
Delizioso film di Roger Corman, girato nel 1960, "The Little shop of horrors" è un piccolo cult del genere horror e, prima ancora, uno dei capolavori low budget del regista e produttore americano, specialista in prodotti a basso costo dagli incredibili incassi al botteghino. Titolo rivalutato nel corso degli anni, anche perché vede Jack Nicholson in una delle sue prime interpretazioni della carriera, "La piccola bottega degli orrori" fa della sua ingenuità stilistica e narrativa una delle sue armi di forza, conquistando lo spettatore con una simpatia immediata per i protagonisti e per la storia, sin dai primi fotogrammi.
Professore di Storia contemporanea all'Università di Napoli "Federico II", già docente di Storia sovietica alle Università di Yale e Harvard, Andrea Graziosi (Roma, 1954) ha recentemente pubblicato per i tipi del Mulino “L' Urss dal trionfo al degrado. Storia dell'Unione Sovietica (1945-1991)”, un interessante saggio che avvalendosi della vasta documentazione venuta alla luce dopo il 1991 dagli archivi dell’URSS, ricostruisce mezzo secolo di storia sovietica. Il libro di Graziosi, corredato da una ricchissima bibliografia, ha tra gli indubbi meriti quello di affrontare in ottica storica, scevra da pregiudiziali ideologiche, questioni di grande momento. È davvero singolare che un saggio di siffatta importanza sia stato pressoché ignorato dalle riviste di geopolitica italiana.
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