Non è frequente trovare un avvocato autoironico, per questo il breve saggio del veronese Alberto Fezzi va tenuto in considerazione e letto con un sorriso. Costituisce un unicum nel panorama letterario e ci presenta quadri divertenti sulla professione dell’avvocato e riflessioni notevoli, espresse sempre in tono semiserio.
Emilio Salgari nasce nel 1862 a Verona. Appassionato lettore degli scrittori di avventura di moda all’epoca (gli intramontabili Verne, Stevenson, May), frequentò l’Istituto navale a Venezia non riuscendo però a conseguire il brevetto di capitano di lungo corso e perciò interruppe i suoi studi.
“Per darti un'idea dei numeri, secondo le più recenti statistiche, nel nostro paese ci sono circa 5,5 milioni di processi civili pendenti. Il che vuol dire, come minimo, almeno 11 milioni di persone coinvolte! A mio giudizio, questo dato conferma l'enorme rilevanza, anche quantitativa, della giustizia civile; e come dicevo prima, non è affatto casuale che di un argomento così importante non si parli. Intendiamoci: non credo a una regia precisa tipo Spectre di James Bond. Credo, però, a un sistema costruito in maniera tale che l'inefficienza della giustizia civile sia congeniale a molti [….]”.
Georges Simenon è uno scrittore unico perché nei suoi libri riesce a dare voce agli aspetti più estremi della nostra psiche, e allo stesso tempo mette sulla pagina tutte le zone oscure del comportamento umano, smascherando sempre fragilità e debolezze di un conflitto dell’uomo con il sistema sociale e le sue infinite contraddizioni.
Toscana, 1878. Predicava giustizia sociale e fratellanza: fu “socialista senza saperlo”, sognando una società basata sui “principii socialisti del Vangelo”; “riuscì tuttavia, sia pure per breve tempo, a realizzare ciò che altri profeti, santi o squilibrati, avevano cercato di realizzare nei secoli passati: una comunità cristiana primitiva che contestava e rifiutava il presente e che si isolava dal resto del mondo costituendo una società autosufficiente, cementata dalla fede comune, che basava la propria sopravvivenza sul lavoro collettivo, la reciprocità e il baratto” (p. 101).
Invisibile come la verità che si nasconde tra le pieghe dei significati. Invisibile come il desiderio che distorce la percezione della realtà, confondendo i ricordi. Invisibile come la coscienza che domanda e tormenta e rimesta tra i pensieri senza tregua. Invisibile come il tempo che si consuma, spingendoci tra le braccia della morte. Invisibile come lo scrittore che scompare nella distanza che passa tra l'io e il lui delle sue pagine.
Auster sceglie l'ermetismo di un titolo che sa offrirsi quale chiave di lettura polivalente, in grado di sintetizzare l'essenza stessa del suo ultimo libro: un eccellente romanzo in quattro parti che ne confermano talento e ingegno.
“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
Quando ci si accinge a presentare un personaggio leggendario, assai popolare ed amato in altre zone del mondo, del tutto o quasi sconosciuto dalle nostre parti, non si sa bene come avviarne il discorso. Si potrebbe iniziare con un accenno all’autore che ha anch’esso una storia assai significativa e pregna di particolari avventurosi, oppure partire direttamente dalle gesta del protagonista del racconto per ben introdurre il lettore ad una figura che presenta caratteri affascinanti e non del tutto estranei alla cultura occidentale.
La mistica della politica nuova si fonda su un pensiero forte: sradicare la presenza dei partiti dalle istituzioni e dalla vita pubblica, perché l’essenza dei partiti è totalitaria, e chi è fedele alla verità è nemico dei partiti; perché i partiti nascono per esercitare una pressione collettiva sul pensiero dei cittadini, perché i partiti esistono solo per giustificare la crescita del loro consenso e del loro potere e non del benessere del popolo: perché il fine del partito è esso stesso.
Patrik Ourednik (Praga, 1957) è un letterato massimalista, caratterizzato da uno stile a un tempo elegante e messianico: noi italiani dobbiamo l’incontro con la sua opera alle benemerite duepunti edizioni di Palermo, che già avevano pubblicato un paio d’anni fa l’inatteso e tagliente “Europeana. Breve storia del XX secolo”.
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