«Guardando i volti di certe persone si pensa, senza volerlo, che non abbiano nessuno al mondo. Sin dalla giovane età Akhbar aveva avuto quel viso.
Matteo era un medico stimato, conduceva una vita normale accanto a Nora, la donna che amava. Tutto sembrava andare per il meglio, fino a quando il dolore entra di prepotenza nella tranquilla vita familiare, come sempre senza bussare. Tutto non sarà come prima: Nora perde la vita in un incidente stradale. Matteo viene completamente travolto dalla tragedia. In un primo momento non riesce a dare un significato alla perdita che ha reciso i fili della sua identità. Matteo non è capace di attraversare il dolore che si è abbattuto su di sé. Non è facile capire tutto il vuoto che il dolore ha procurato entrando nella sua vita.
Curioso come l’autore voglia determinare i fatti con estrema precisione e voler suggerire ‘un cogli l’attimo’ come se quello successivo potesse influire sulla memoria. Non si spiegherebbe l’affanno di Petroni di determinare la nascita di questo piccolo e straordinario libro.
Dice nella post-fazione dopo che su alcuni testi e articoli di giornale era apparsa la nota che l’anno di ideazione di Il mondo è una prigione fosse il 1949: Ma esiste una data privata del libro, lo dico perché mi piace, ed anche per altre ragioni: il manoscritto fu il mio regalo di nozze alla Puci. Ci sposammo il 20 settembre del 1945, perciò questa è la sua data.
Apprezzato da Pier Paolo Pasolini e da Giorgio Bassani, il romanzo “Zebio Còtal” del misconosciuto scrittore e poeta modenese Guido Cavani (1897-1967) apparve nella “Biblioteca di Letteratura” Feltrinelli nel 1961. Pochi anni prima era stato stampato in proprio dall'autore, post scarto vallecchiano, in duecento copie. Cinquant'anni più tardi, Cavani è rimasto un artista molto laterale. Il suo destino, sin qua, è stato quello d'essere periodicamente riscoperto; infine, il suo “Zebio Còtal” ha avuto l'onore e l'onere di rappresentare la seconda, paradigmatica uscita della collana “Novecento Italiano” di ISBN Edizioni, nel 2009.
Non è facile raccontare Francesco d’Assisi senza farne un’icona devozionale e senza privarlo della sua potente carica innovativa, non solo per gli anni in cui è vissuto, ma per gli uomini di tutti i tempi. Padre Ernesto Balducci evidenzia il forte spirito profetico che animò il povero d’Assisi, che diventa così non un uomo del passato, ma un uomo del futuro, capace di prospettare in tutti gli atti della sua vita un’immagine completa di uomo nuovo, in perfetto stile evangelico.
Il romanzo breve “La signorina Else” è del 1924. Non si tratta di un dettaglio trascurabile perché ciò che più colpisce di questo testo è la sua forte modernità. Non faccio riferimento alla vicenda narrata che, tutto sommato, non è particolarmente originale, ma alla tecnica che l'autore ha utilizzato: il flusso di coscienza.
Il romanzo non è altro che il monologo interiore di Else, un getto ininterrotto di pensieri, un viaggio affascinante, e a tratti caotico, nella mente di una giovane borghese degli inizi del ‘900 (durante la Belle époque) che, in vari momenti, somiglia alla mente di una qualsiasi adolescente di oggi. Con le sue contraddizioni, i suoi desideri, la sua arroganza, la sua fragilità.
“Il Panico non è un movimento, non è una filosofia, non è un’estetica, non è una definizione, non è un manifesto, non è un’arte, non è scienza, non è questo e non è nemmeno quest’altro” (pag.117)
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