Un romanzo giallo perfetto è quello in cui, alla fine, il colpevole viene individuato, catturato e costretto a pagare per un crimine commesso. E' quello in cui il bene e la giustizia trionfano e il mistero, qualunque natura esso abbia, viene districato sotto gli occhi di chi legge, con relativo senso di appagamento. Ma in un libro che ha un sottotitolo piuttosto intrigante come "Un requiem per il romanzo giallo" deve esserci qualcosa di diverso.
“Rickard Berglund era per molti aspetti un ragazzo razionale, eppure odiava i martedì.” (Pag15)
Così Håkan Nesser ci presenta il personaggio fondamentale de “L’uomo che odiava i martedì”, la nuova indagine dell’ispettore svedese, di origini italiane, Gunnar Barbarotti, un romanzo giallo di quasi 500 pagine dalle tinte fosche che ruota tutto attorno al contrasto fra razionalità e irrazionalità, fede e dubbi spirituali.
Lorenzo, detto il Gladiatore, viene trovato morto, in una pozza di sangue, nell'ascensore di un palazzo di piazza Vittorio a Roma. I sospetti sembrano ricadere su Amedeo, uno degli inquilini. Ma chi è Amedeo? E perché avrebbe dovuto uccidere il Gladiatore?
L’ambiente editoriale costituisce lo sfondo dell’ultimo romanzo di Raul Montanari, L’esordiente, che racconta la storia di uno scrittore a lui molto somigliante, nei mesi a ridosso del più importante premio letterario italiano – o del più triste, indovinate quale.
Premessa doverosa: non sono un'appassionata di thriller. Non in questa fase della mia vita, almeno. "La santa verità", dello scrittore portoghese Luis Miguel Rocha, rientra a pieno titolo proprio in questa categoria letteraria. Rocha è al suo terzo romanzo. Prima de "La santa verità", infatti, ha conquistato moltissimi lettori in tutto il mondo grazie a "La morte del Papa", sulla misteriosa morte di Papa Luciani (Giovanni Paolo I), e "Pallottola santa", sulla intricata vicenda legata all'attentato perpetrato ai danni di Papa Giovanni Paolo II, entrambi pubblicati, in Italia, da Cavallo di Ferro.
George (Daniel Auteuil), Anne (Juliette Binoche) e il loro unico figlio Pierrot (Lester Makedonsky) incarnano la perfezione della famiglia alto borghese francese che vive serenamente in una casa invasa dai libri. Lui è un personaggio di successo che conduce un programma culturale in TV. Lei lavora con apparente soddisfazione per una casa editrice. Il ragazzino, tanto per cambiare, è un adolescente silenzioso e schivo con cui i genitori hanno un dialogo approssimativo. L’incanto della famiglia felice si incrina quando arrivano delle strane videocassette che mostrano ore di riprese fisse sulla casa di George ed Anne.
“Se il signore m'avesse dato mani abili/ con la chitarra/ e un canto di miele/ avrei fatto un altro mestiere”.
Invece il dono di Atzeni fu quello di raccontare la sua terra, attraverso pagine che ne sono ritratto nostalgico, ma senza sbavature. In quello stile asciutto di chi “altro non sa/ che inanellare/ parole/ una poi l'altra/ in fila/ canticchiando/ in blues.”
Giancarlo Narciso è un nome noto nella letteratura gialla e noir, perché pubblica da anni sotto lo pseudonimo di Jack Morisco coinvolgenti romanzi di spionaggio nella collana Segretissimo. Negli ultimi anni è uscito dall’edicola per portare i suoi personaggi all’interno di prestigiose collane di editori medio-grandi come Fazi (Sankhara, Singapore Sling, Le zanzare di Zanzibar), Dario Flaccovio (Incontro a Daunanda – Premio Scerbanenco 2006) e Perdisa Pop (Un’ombra anche tu come me).
La simulazione, la menzogna, l'ipocrisia e l'atroce contrasto – un contrasto che diventa conflitto – tra sentimento e buonsenso: questi sono gli assi portanti del “Raggio d'ombra” di Pontiggia (1983; 1988), romanzo giallo ambientato negli anni Venti, in piena epoca fascista, espressione della paranoia da tradimento e da delazione.
“Dunque. Ma questo è il punto. Da dove? Di fronte alla radice cubica del delitto, all'uomo immobile sul marciapiede corso dal sole in fuga. Chiarità, e poi ancora luce, chiarità. Chi è stato? Chi è? Chi? Ci aiuteranno il lessico e gli integrali? La vita sotto i suoi occhi socchiusi. Finché il sangue circola caldo: solo questo (ma) volendo dimenticarlo. Volendo saperlo” (“Avvio”, p. 21).
Sullo schermo si srotola una storia che non ci si aspettava con le sue immagini dalle tonalità sfumate, con i suoi contorni indefiniti mentre il suono segue la direzione impressa dalle “forze occulte” della cabina di regia. Sì, ma quale regia? Quella che dirige il film o quella che ha architettato lo svolgersi degli eventi all’interno della storia cinematografica?I codici per scoprire la verità non sono poi così lontani da quelle prime scene, da quei primi commenti sfuggiti dalle labbra degli “anziani”, tra gli anfratti di una sceneggiatura corposa quanto lineare. Chi si aspetta un thriller paranormale si troverà con un pugno di mosche in tasca, ma non è detto che resti deluso, perché di elementi vivaci e di punti di discussione ne ha parecchi.
La Casa Editrice Mursia da tempo si lascia sedurre dal giallo, ma adesso si lancia nell’avventura del supertascabile in doppia edizione - integrale e facilitata - per sperimentare una novità capace di avvicinare i giovani alla lettura. Il racconto di Paolo Roversi è l’ideale, perché usa in maniera intelligente molti elementi tipici del mondo giovanile. Il giornalista Enrico Radeschi a bordo del suo vespino 50 - con la compagnia del cane Buck e del poliziotto Loris Sebastiani - resta il protagonista della serie, ma questa volta il mistero è risolto grazie all’aiuto di Diego e Maggie, due ragazzini di dodici anni coinvolti nell’indagine sulla rapina all’ufficio postale.
Roberto Mistretta pubblica il suo secondo giallo con Cairo Editore e continua a deliziare il pubblico con il carabiniere più simpatico d’Italia, l’indolente Bonanno, brusco nei modi, morbido nell’animo e amante della buona tavola, che si trova alle prese con casi inquietanti. Mistretta è scrittore affermato in Germania, mentre in Italia non ha ancora raggiunto un grande successo di pubblico. La sua è una storia comune a quella di molti registi e scrittori di genere, più apprezzati fuori dai confini nazionali. Abbiamo rivolto qualche domanda a Mistretta per farlo conoscere al pubblico italiano.
Quali tuoi libri sono usciti in Germania? Hanno avuto un buon successo?
Davide Barilli è un buon giornalista che sa scrivere romanzi - non è facile che le due cose vadano d’accordo - soprattutto perché riproduce profumi e ambienti di terre conosciute e rende l’ambientazione credibile, tra ricordi di odori, riti, abitudini, piatti tipici e realtà quotidiana. Le cere di Baracoa è un romanzo giallo ambientato a Cuba - una parte per me meno coinvolgente si svolge nella Bassa Padana - e per questo era impossibile che non mi affascinasse. Tra l’altro si svolge in una delle località più selvagge e fantastiche di un’isola meravigliosa, quella Baracoa, città più antica di Cuba, che Cristoforo Colombo definì la terra più bella che mai piede umano abbia calpestato.
Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
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