Terzo libro di narrativa di Gabriele Dadati, scrittore e consulente editoriale piacentino classe 1982, “Piccolo testamento” [Laurana, 2011] è la confessione e la trasfigurazione del dolore dell'allievo che ha perduto il maestro: è lo sconsolato memoir di un letterato ragazzo che ha dovuto accettare una perdita percepita come una mutilazione. È la storia della sua sofferenza: di quanto è inconsolabile e di quanto è fredda: e di quanto è spoglia di pretese di sublimazione. Assieme, è la frammentaria e semplice vicenda dell'amicizia tra due letterati, del riuscito passaggio di consegne tra due generazioni, del momento del passaggio di consegne tra due generazioni.
"Il libro nero del mondo" non è, come il titolo indurrebbe a pensare, un compendio sulle atrocità umane nel corso di secoli di Storia, un saggio sul Terzo Reich o un catalogo dei campionati sfortunati di una squadra di calcio. E' un romanzo, opera di un giovane e sorprendente scrittore, Gabriele Dadati (Piacenza, 1982), per il quale gli unici aggettivi che mi ronzano nella testa, a lettura ultimata, sono “intrigante” e “spiazzante”. Non trovo parole più appropriate, nel mio intento di addentare la polpa narrativa di questa prova, che non siano quelle del suo autore: «Il libro nero del mondo presenta un luogo di tensioni sotterranee.
BREVE MEDITAZIONE SULLA PROVINCIA
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