Scrittura dell’anima: nuda, coraggiosa e autentica, non mediata e non condizionata da niente, è sonda delle intenzioni profonde e delle reali condizioni dello spirito dell’autrice. Scrittura per riflettere sulla scrittura: sul senso di un’esistenza consegnata alla scrittura, dominata dalla scrittura, dipendente dalle fortune della scrittura. Il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato, “Kaddish profano per il corpo perduto”, va considerato non soltanto come lirica e analitica autobiografia: ha il sapore del lascito, del redde rationem e del rilancio.
“Marsiglia che sei città e sei frattura, con le labbra schiuse dagli arrivederci, con le case dalle terrazze dove ci puoi mangiare, che aprono le braccia ai nuovi arrivati come alle spezie e al buon vino.
Opera prima di Fiorenza Aste, letterata trentina classe 1961, “Cocci di bottiglia” è una raccolta di dodici racconti, scritti – leggiamo nella prefazione – “qualche anno fa”. Introduce Antonella Lattanzi: “Cocci di bottiglia è il libro delle piccole cose. Sensazioni, più che grandi avvenimenti. Particolari minimi, a spalancare un’orda di ricordi. Tutto il dolore concentrato nel verde di un cappotto, la morte di una madre in porte legate e case vuote, l’amore fraterno in una zuppa di biscotti e latte, la solitudine, dentro una casa famigliare.
Francesca Mazzucato è una scrittrice che stupisce sempre, ogni volta che esce un suo libro è un piccolo evento, perché sa rinnovarsi e affrontare argomenti letterari legati all’immaginario femminile. Non saprei parlare del suo ultimo lavoro meglio di come ha fatto Anita Miotto sul sito ufficiale dove è stata pubblicata la recensione. Mi limiterò a sottolineare alcuni passi per me più importanti di altri, quelli che mi hanno fatto dare una scossa al cuore. Il libro è composto di tre racconti lunghi. Magnificat marsigliese è una sorta di omaggio a Marsiglia e a Jean-Claude Izzo, ma va letto soprattutto per le stupende descrizioni di luoghi e sentimenti, mai banali e scontate.
La prefazione della Mazzucato parla dello stile musicale di questo romanzo, ed effettivamente la musica si sente fra le parole, la costruzione delle frasi e la punteggiatura che scandiscono il ritmo. Devo dire che la prima parte ha fatto un po' fatica ad entrarmi, forse perchè necessitava di un editing più approfondito, forse perchè Silvia Dorme è un libro in movimento che andrebbe letto in pochi sospiri ma, essendo anche la mia di vita in movimento, ho dovuto dilazionarlo in qualche giorno e può essere che questo mi abbia fatto perdere qualche nota.
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