Cantava l'eterno ragazzo di Trieste: “È nato un poeta che ama le belle creature della terra perché egli deve ridare puro il loro torbido pensiero, come acqua succhiata dal sole”; cantava così, quel ragazzo triestino, cent'anni fa, e cantava bene. Cantava la sua terra e il suo popolo, cantava la sua storia, cantava la sua essenza. Cantava come nessuno prima di lui. E io dico che Toni Bruna, proprio come Slataper, ha sentito la voce della sua terra: delle foglie, delle pietre, dell'acqua di Trieste. Ha sentito la voce della sua terra e ha scritto musica per quella voce: e così la sua musica è diventata come un richiamo.
“Picasso non passava il tempo a bighellonare su marciapiedi affollati. Picasso aveva disintegrato il mondo dell'arte e adesso i pezzi giacevano sotto gli occhi di tutti. Era un rivoluzionario. Era così che volevo essere io” (Bob Dylan).
Quanta sincera irruenza, quanta voglia di far esplodere in musica una vita, è presente in "Gretchen pensa troppo forte" esordio sulla lunga durata della ventiduenne faentina Simona Gretchen.
Un'esigenza vitale che corre lungo gli undici brani di un disco composto in gran parte sul dualismo chitarra/voce con innesti di violini e pianoforte, dalle molteplici influenze, su tutti la prima Cristina Donà, Ginevra di...
Rome. Niente a che vedere con il Colosseo. Rome è il moniker scelto da Jerome Reuter quattro anni fa, all'avvio di questa avventura cantautoriale proveniente dal Lussemburgo. Masse Mensch Material era stato nella playlist del sottoscritto l'album del 2008. Certamente un grande album, che ha avuto l'indubbio merito di aprire un piccolo spiraglio di luce in un panorama neo-folk abbrutito dagli anni. Giocando con tutti i cliché del genere voce-chitarra-campionamenti industriali, Reuter aveva messo soprattutto cuore e voce in un progetto solista che dimostrava già maturità e orgoglio.
Zach Condon è un musicista straordinario. Originario di Albuquerque (New Mexico) ma praticamente apolide, Zach da vita a Beirut, one man band che in una manciata di album riesce a ridare l'acqua della vita ad una scena indie che, più che una scena, sembra un elenco di next big thing. Invece i Beirut mantengono tutte le promesse, a cominciare dal loro splendido e caotico esordio: Gulag Orkestar, l'orchestra del gulag. Più o meno.
È triste raccontare le Storie d’Italia. Ma è necessario, anche se queste storie sono pesanti come macigni e difficili da mandar giù.
Gli Area sono uno dei gruppi più complessi e rivoluzionari della musica italiana.
Si tratta di una formazione progressive–rock, non ci sono dubbi, ma risulta difficile inquadrare la band di Demetrio Stratos in schemi predefiniti, perché l’esperienza sperimentale del gruppo è tra le più importanti della penisola.
“Arbeit Macht Frei – Il lavoro rende liberi”, del 1973 è, di sicuro, il lavoro più importante del gruppo,.
Il fluire epocale di brani come “Luglio, agosto, settembre (nero)”, “L’abbattimento dello Zeppelin”, “240 chilometri da Smirne”, si collocano con energia tra le canzoni più importanti della storia della musica italiana.
Veramente un gran personaggio Paul Robeson. Afroamericano, classe 1898, è stato cantante, attore, avvocato, intellettuale impegnato a difesa dei diritti civili, atleta dalle eccezionali doti fisiche…
Malgrado le evidenti caratteristiche da fuoriclasse, la sua carriera musicale risultò da subito in salita; e non soltanto per il colore della sua pelle: le sue tendenze politiche di sinistra radicale furono un ostacolo ulteriore alla sua definitiva affermazione artistica. In Italia sono scarse le pubblicazioni sul gigante di Princeton e non è facile trovare informazioni coerenti, se non fare riferimento a volumi pubblicati negli USA e ad un tv movie del 1979 “Paul Robeson. A portrait of the artist” interpretato da James Earl Jones.
La musica dei Calexico risuona dei colori roventi dei tramonti di frontiera, nello spazio magico del deserto e delle sue notti sabbiose. Sono suoni caldi che ritornano nell’insolita combinazione di mariachi e ballate folk-americane, amalgamate nelle ombre di composizioni dal sapore jazzato, a cui Joey Burns e John Convertino – primo nucleo della band - hanno dato forma con il progetto dei Calexico.
Questo disco nella vicenda musicale di Tim Buckley ha segnato la scintilla attorno alla quale è poi arso il suo genio, purtroppo caduto in se stesso e nel suo furore. Da subito nei primi tre pezzi del disco ciò che colpisce è la delicata fusione tra aspetti della musica folk americana, nei suoi canoni più classici, assieme ad elementi di un eccentrico ma mirato intreccio tra jazz e psichedelica.
Ad emergere su questa musicalità è poi proprio la voce di Tim che qui dà dimostrazione di grande naturalezza nel dominare il proprio timbro.
Due sorelle separate dalle loro stesse scelte esistenziali si ritrovano, non più bambine, a incidere un disco a Parigi, ascoltando la pioggia. Vengono da mondi diversi e distanti; la loro formazione artistica ha conosciuto sentieri fino a quel punto mai convergenti.
Toronto, Canada, primi vagiti di un tempo nuovo.
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