Quante volte ci siamo disperati pensando a tutta la conoscenza andata perduta, nel corso dei millenni; a quante opere letterarie e filosofiche avremmo potuto tramandare e studiare, salvando l'eccezionale sapienza degli antichi. Quante volte abbiamo favoleggiato della Biblioteca di Alessandria, e di tutto il sapere che essa conteneva, maledendo la malvagità dell'uomo, e del fuoco, che di quei libri s'è nutrita. Quante volte ci siamo domandati quanto siano autentici i libri antichi e medievali che sono sopravvissuti sino al nostro tempo, sognando fossero miracolosamente fedeli alla stesura originale. Quante volte ci siamo chiesti cosa ne è stato delle stesure originarie dei Vangeli.
Un antico manoscritto, un anonimo commentatore, un gruppo di studiosi determinati a tutto pur di scoprirne l’identità, una delle più antiche biblioteche d’Europa, gli ingredienti ci sono tutti per un giallo a sfondo storico, ma non stiamo parlando de “Il cerchio di sangue”, romanzo scritto dal francesce Delafosse Jérôme e ambientato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, bensì del libro “Biografia di un manoscritto” (edito da Viella) presentato venerdì 9 ottobre nella Sala Lignea della nostra biblioteca.
Esordio narrativo di Paolo Mazzocchini, letterato classe 1955, “L’anello che non tiene” è una raccolta composta da cinque brevi racconti, un atto unico (l’umanissimo e blasfemo “La morte di Lazzaro”) e una favola metempsicotica. È un’opera dai toni elegiaci e malinconici, improntata a un equilibrio stilistico sommesso e compassato; è la trasfigurazione di una serie di sconfitte esistenziali, interiorizzate all’insegna quando d’un saggio e pericoloso fatalismo, quando d’un ultimo atto di volontà – naturalmente, distruttiva o autodistruttiva, come nel caso del racconto eponimo, de “Il rendez-vous mancato”, de “Atto d’amore”, de “La morte di Lazzaro”.
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