Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
“E io non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione. Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo dell’Ikea. […] Compro mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. Compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto. Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.” (Chuck Palahniuk – Fight Club)
Più leggo i grandi editori e più mi rendo conto che politica editoriale è solo una bella espressione annegata in un barile di cinismo e percentuali di vendita. Quindi meglio dirlo subito, per evitare inutili spiegazioni in seguito: Gang Bang NON è "il romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare". La frase in questione è riportata sulla copertina dell'ultima fatica di Chuck Palahniuk, cantore del malessere e del grottesco americano. Evidentemente, con comprensibile furbizia ed esperienza, i tipi della Mondadori hanno ben pensato di tentare voyeur e curiosi con una pupattola xxx e questo occhiolino di cattivo gusto.
“… la gente ha bisogno di soffrire. La gente ha bisogno di sentire dolore e di provare desideri e di essere ferita anche solo per poi potersi aggiustare” (“Fighter”, p. 216).
Mutando la prospettiva – borghese o popolana – il risultato non cambia: nella visione di Craig Davidson, la nuova generazione pretende l’autodistruzione. Rifiuta il destino, e diffida delle predisposizioni naturali; abiura l’essenza rinnegando il proprio ruolo; altera le dinamiche dell’esistenza cancellando il futuro. Consegnandosi al niente.
Cosa succede quando un gruppo di completi sconosciuti aderisce ad un annuncio misterioso che dice "Ritiro per scrittori"? "Abbandona per tre mesi la solita vita per scrivere il tuo capolavoro!" Abbandonare ogni persona che ti trattiene dal diventare l'eroe che meriti di essere. You've got to leave all far behind. Per diventare una celebrità, per bucare lo schermo e sedere accanto all'ereditiera scosciata di turno. Per entrare di diritto nel caldo ed accogliente utero catodico. To live your life as never before. Per farlo devi separarti da tutto quello che ti lega alla tua personale ed immeritata condizione di insuccesso, di non-notorietà. Brucia tutti ponti, quindi. Fine.
Esce il nuovo libro di Chuck “Fight Club” Palahniuk. Ne parla la stampa. Ne parlano le riviste specializzate. Ma soprattutto ne parlano i fan. The Cult, il culto, come si fa chiamare la comunità mondiale devota a Palahniuk come ad un messia. E come dare loro torto. Lo scrittore di Portland è diventato autore di culto riuscendo comunque ad essere best-seller in decine di paesi. Grazie a romanzi feroci, pregni di un’umanità così umana da risultare quasi sgradevole, che hanno reso in pochi anni Palahniuk una voce rispettata e venerata.
“You are not your job. You are not how much you have in the bank. You are not the contents of your wallet. You are not your khakis. You are not a beautiful and unique snowflake. What happens first is you can't sleep. What happens then is there's a gun in your mouth. And what happens next is you meet Tyler Durden. Let me tell you about Tyler. He had a plan. In Tyler we trusted. Tyler says the things you own end up owning you. It's only after you've lost everything that you're free to do anything. Fight Club represents that kind of freedom. First rule of Fight Club: you do not talk about Fight Club. Second rule of Fight Club: you do not talk about Fight Club.
NICHILISMO E AUTODISTRUZIONE.
"Un giorno sarei morto senza una cicatrice addosso e avrei lasciato un gran bell’appartamento e una gran bella macchina. Molto, molto belli, fino al formarsi di un nuovo velo di polvere o fino all’arrivo di un nuovo proprietario. Non c’è niente di statico. Persino la Gioconda se ne va a pezzi. Da quando c’è il fight club posso far dondolare metà dei denti che ho in bocca. Forse l’automiglioramento non è la risposta. Tyler non ha mai conosciuto suo padre. Forse la risposta è l’autodistruzione” (Chuck Palahniuk, “Fight Club”, capitolo 6).
Commenti recenti
0 sec fa
10 min 10 sec fa
16 min 52 sec fa
27 min 2 sec fa
1 ora 15 min fa
1 ora 40 min fa
1 ora 40 min fa
2 ore 20 min fa
3 ore 5 min fa
3 ore 11 min fa