Credo sia soprattutto nei momenti di disorientamento, quando ai frantumi di un'epoca in caduta libera andrebbero opposti pilastri costruttivi per un tempo a venire, quando si sente il bisogno di porre fine alla putrescenza del presente e slanciarsi verso la costruzione di un ennesimo “nuovo”, che si avverte la necessità di riascoltare la Storia, di risentirne la voce e il monito; meglio ancora sarebbe andarsi a nutrire non tanto alla fonte marmorea da cui sgorga la Storia maiuscola, generalmente scritta e interpretata dal vincente, quanto ai mille rivoli particolari, alle storie minuscole, alle voci singole che declinano lo scorrere del tempo condiviso nei travagli emotivi indiv
La microstoria è una parte fondamentale del grande fiume della Storia. Nel suo ambito scorrono personaggi e vicende sconosciuti ai grandi eventi che hanno contribuito e non poco alla comprensione di tutto quello che è accaduto. La vita di Mario Poledrelli, cittadino ferrarese prima e dopo il primo conflitto mondiale, sta tutta nella microstoria che incontra la Storia.
Enrico Astolfi, scrittore ferrarese classe 1976, accidentalmente originario di Magenta, alle spalle esperienze professionali tra Roma e l'Uruguay, ha esordito in narrativa pubblicando questa raccolta di quattro racconti, “Palude”, per una piccola e dignitosa libreria-casa editrice della sua città, Ferrara, La Carmelina. Secondo il suo concittadino e sodale Lorenzo Mazzoni, prefatore, in questo libro “Enrico lascia poco spazio al cambiamento.
Il caso Aldrovandi è protagonista del nuovo libro della letterata ferrarese Francesca Boari, insegnante classe 1966. Pubblichiamo volentieri l'intervista di Patrizia Garofalo, ricordandovi che a questo indirizzo web: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/ potrete approfondire tutti i dettagli di una tragedia che ha ferito e sconcertato tutti i cittadini italiani.
“L’odore del fieno” (1972) conclude “Il romanzo di Ferrara”, il lungo ciclo di storie dedicate da Bassani alla sua città e alla comunità ebraica quale emblema di una condizione esistenziale. Dopo la lettura de “L’airone”ci si aspettava un romanzo nuovo, arioso, forte della catarsi ormai realizzata, ci si ritrova invece una sorta di miscellanea di scritti, che ripropongono i consueti temi autoriali, ma in modo frammentario e discontinuo.
“L’airone” è il romanzo del dolore definitivo, di un malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà: l’individuo, i suoi affetti, le cose, la natura. Soltanto dopo essere scesi nell’abisso più profondo sarà possibile risalire e progettare di nuovo. Bassani stesso dichiarerà di essersi sentito liberato dopo aver concluso quest’opera.
“Sono stato molto infelice, nella mia vita, da bambino, da ragazzo, da giovane, da uomo fatto; molte volte, se ci ripenso, ho toccato quello che si dice il fondo della disperazione. Ricordo tuttavia pochi periodi più neri, per me, dei mesi di scuola fra l’ottobre del 1929 e il giugno del ’30, quando facevo la prima liceo”.
Su ispirazione della memoria lo scrittore è spinto a raccontare di un’elegante e aristocratica famiglia ebraica, vissuta in raffinato isolamento a Ferrara e distrutta poi con la deportazione e lo sterminio. Riappaiono tra le sue evocative pagine i Finzi-Contini: il professor Ermanno e la signora Olga con l’anziana madre Regina e i loro figli Alberto e soprattutto Micol, per sempre bella e sfuggente, affascinante e tragica.
Secondo romanzo del ciclo dedicato a Ferrara, “Gli occhiali d’oro”, edito nel 1958, narra la storia di due emarginazioni parallele che poco a poco s’incrociano, in un preciso contesto storico, per avere poi un diverso epilogo.
Bassani è un autore complesso e raffinato, che è ritornato più volte sulle sue opere rivedendole soprattutto dal punto di vista stilistico con perfezionismo. In lui la scrittura si delinea come officina, laboratorio continuo in perpetuo miglioramento.
Quel nome inciso nell’intimità
Nell’opera pittorica di Giorgio Morandi l’incisione occupa un posto di rilievo. Anche se per il grande pittore bolognese l’arte dell’incisione sia stata una tappa fondamentale nella sua carriera, è da diverso tempo che intorno a questa è calata una strana forma di oblio.
Dal 5 aprile al 2 giugno è aperta al pubblico a Palazzo dei Diamanti da Ferrara una mostra che rilegge l’opera grafica dell’artista bolognese nella semplicità della sua grandezza.
“Dieci leghe si percorrono in fretta, anche su un treno italiano” (Gautier, 1850)
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