“Morire sarà una grande meravigliosa avventura”, scriveva Barrie in “Peter Pan”; forse perché, come cantava un poeta romano, giovanissimo, negli anni Settanta, “Ferirsi non è possibile / morire meno che mai / e poi mai” (“Pezzi di vetro”, 1975).
Ci sono due modi per presentare un libro doloroso e documentato come questo. Primo modo. “Guerre politiche” è l'ultimo frammento di Parise ragazzo, reporter adulto che prende e va a raccontare le guerre, in prima linea. Tornato, smette di sentirsi giovane. Era partito per amore del rischio, per inquietudine, per curiosità. Per informare i lettori della sorte di ragazzini di quindici, sedici anni, mandati al macello in guerra. Ma quando questo volume vede la luce, nel 1976, Parise non ha più voglia di viaggiare. Perché giovinezza è anche resistenza della mente e del cuore di fronte ai grandi dolori dell'umanità (p. 15). E non è una resistenza infinita.
Seducente rappresaglia all'oltranzismo xenofilo, la collana Novecento Italiano (ISBN Edizioni, Milano) diretta dal professor Guido Davico Bonino, si propone di restituire alla loro sacrosanta centralità opere letterarie del secolo scorso, dimenticate o trascurate dagli editori e dalle ultime generazioni di lettori e scrittori italiani.
Esordio di Renzo Rosso, “L'adescamento”
(Feltrinelli, 1959) è una raccolta di tre racconti scritta con eleganza, profondità e personalità; premiata con diverse traduzioni all'estero (Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Russia), e salutata da Carlo Emilio Gadda con parole come queste: “Breve viaggio nel cuore della Germania è un racconto molto fine, molto intelligente: e ben costruito (…). Il tono linguistico, serio e senza orpelli ma non monotono”.
Cinque racconti di Oreste Del Buono, pieni di sentimento, vitalità e intelligenza, espressione d'una sensibilità letteraria capace di dialoghi di grande credibilità e di monologhi interiori di vero fascino; cinque racconti d'amori perduti, spezzati, incompresi, interrotti, clandestini per gioco, comunque mai adulti. Cinque racconti ragazzini, d'un narratore adulto che sembra sospeso nell'antica linea d'ombra, e non sembra aver voglia di oltrepassarla mai.
27 Aprile 1994: è una data storica per il Sudafrica, si svolgono infatti le prime elezioni libere dopo anni e anni di apartheid, ma il paese ha ancora molte, troppe ferite aperte, abissi di odio si sono creati tra due popoli che convivono nello stesso paese, ma hanno avuto trattamenti molto diversi.
Miriàm riceve la visita di un vento e un angelo durante un giorno di marzo. Le lasciano un figlio. Nascerà a dicembre. Miriàm diventa ragazza madre.
Luca e Matteo sono i soli a parlarne. Ma Erri De Luca, per una volta, dà voce a lei e a nessun’altro.
Miriàm è promessa a Iosef. Per gli ebrei di Galilea, nel tempo in cui Miriàm visse, era come dire di essere già moglie. Con fiducia e candore, la ragazza parla della visita ricevuta e del suo nuovo stato al futuro sposo. Iosef conosce la legge, come tutti gli uomini, e sa che Miriàm dovrebbe morire lapidata. Lui invece la ama e la sposa lo stesso: Non ascoltò ragioni. Fu uno scandalo. Il villaggio era contro di lui.
Erri De Luca prende spunto dai versi della poeta russa Marina Cvetaeva, (poetessa gli piace poco), e scrive a modo suo di quella che lei definiva “legge dell'attrazione celeste”. Parla della spinta che contraddice la forza di gravità, innalzando il vapore acqueo, gli alberi, le preghiere, ma soprattutto le montagne. “Il peso della farfalla”, allora, torna a ribadire l'amore del napoletano per le alture, per quelle cime che gli uomini un tempo destinavano alle divinità e oggi, invece, sfidano dandosi all'alpinismo, ultimo paragrafo della geografia. Perché ha ragione Melville: Colombo ha esaurito il romanzo della Terra.
ULTIMI VAMPIRI? Nuova edizione della raccolta di racconti “Ultimi vampiri” di Gianfranco Manfredi.
Incontriamo Vanni Santoni, scrittore toscano classe 1978, giornalista e narratore. Vive e lavora a Firenze. Scrive per il Corriere Fiorentino e ha collaborato con “Mucchio”, con “Repubblica”, “Il Manifesto” e “Nazione Indiana”. Ha co-fondato il progetto SIC: scrittura industriale collettiva.
“'Omnia mea mecum fero': portarsi tutto, disfare la sera e rifare al mattino, è il rito nomadico che rende irreversibile il distacco da casa. Ma non puoi capirlo, se il viaggio dura un giorno solo” (Rumiz, “È Oriente”, p. 11)
“Homo Faber” (1957): ossia cosa succede quando un uomo razionale e freddo si trova tutto a un tratto a dover ammettere che il destino esiste; e che può essere tragico, edipico, di una malvagità assurda.
Spirito critico del fascismo per antonomasia, animo riformista e sensibilità da idealista autentico, Giuseppe Bottai è una delle figure del regime maudit (per eccellenza) più facili da sdoganare, e da restituire alla centralità e al rispetto nella memoria dei cittadini.
Romanzo breve d'argomento sentimentale, strutturato in due parti, giocato su uno stravagante simil-flusso di coscienza, sporcato da un disordine espositivo sinceramente dilettantesco, “I sotterranei” è un discreto libretto da performance dal vivo, una sconclusionata vicenda d'amore e di tradimento, un campione di quanto possa essere confusionaria e ossessiva la scrittura sotto l'effetto delle droghe. Non è...
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