Il libro di David Shields non è originale.
«E' perfettamente inutile tentare di tradurre un uomo quando si è in opposizione ai suoi concetti FONDAMENTALI» [Ezra Pound a Piero Sanavio, 15 marzo 1955 - p. 154].
“Ci sono dèi su quest'isola, pensa. Dèi che camminano senza lasciare orme, che uccidono con una parola, dèi che risuscitano i morti, dèi velenosi come serpenti e belli come draghi distesi al sole. Siamo noi, gli dèi dell'isola” [De Feo, “L'isola dei liombruni”, p. 22].
Paolo Ruffilli con il romanzo L’isola e il sogno (Fazi editore, pagine 195, euro 17,50) torna a occuparsi della figura di Ippolito Nievo. Dopo aver dedicato allo scrittore garibaldino una bellissima biografia, uscita da Camunia nel 1991 (sarebbe anche ora di ristamparla), e aver curato per Garzanti "Le confessioni di un italiano", Ruffilli in un romanzo intimista e suggestivo ripercorre gli stati d’animo e l’educazione sentimentale di uno dei più grandi e dimenticati scrittori italiani.
Questa nuova opera di Paolo Ruffilli è qualcosa di più di una semplice biografia di Ippolito Nievo, eroe e patriota garibaldino, autore di un monumentale romanzo politico, “Le confessioni di un italiano”, pubblicato postumo. È qualcosa di più anche di un romanzo storico. Perfettamente ambientata nell'Italia del Risorgimento preunitario, nella Palermo della dominazione borbonica appena conquistata da Garibaldi, l'opera di Ruffilli attinge a precise fonti storiche, non solo alla letteratura dello stesso Nievo, ma anche a quella degli scrittori a lui contemporanei e in particolare alle “Impressions de Voyage” di Alexandre Dumas.
Valentino Zeichen è un poeta troppo sopravvalutato. Non è un caso se alcune sue opere sono state pubblicate nello Specchio mondadoriano, collana di poesia storica, e una volta anche prestigiosa, nella quale oggi sono quei poeti che non hanno molto da dire. Qualche anno addietro, stroncando molto volentieri Neomarziale, uscito appunto ne Lo Specchio, parlai di Zeichen poeta che “racconta occasioni e situazioni senza mai entrare nel cuore delle cose, il suo verso descrive soltanto quello che accade. Una poesia incolore che rende la vita una faccenda antiemotiva e priva di sensazioni”.
Paolo Ruffilli ci regala con questo libro venti racconti dedicati all'amore e attraversa con essi quattro stagioni dell'anima. Dall'estate piena, passando per autunno ed inverno, si giunge alla stagione della primavera nella quale l'amore può rinascere proprio attraverso una dimensione di morte interiore. Ed è nell'amore che si può raggiungere "un'altra vita". La narrazione è fluida, leggera, musicale. Procede per immagini e suoni, evoca pensieri e tratteggia personaggi, figure e luoghi senza mai descrivere compiutamente ma lasciando spazio al lettore e alla sua immaginazione. E' una parola particolarmente armoniosa e leggera, evocativa e profonda.
Paolo Ruffilli ha appena pubblicato per Fazi “Un'altra vita”, fascinosa raccolta di racconti. Sin qua, su Lankelot, ne abbiamo potuto apprezzare due diverse recensioni, una a firma Nicola Vacca e l'altra a firma Patrizia Garofalo. Veniamo adesso, grazie alla disponibilità dell'artista e alla sensibilità della poetessa, a pubblicare un'intervista esclusiva. Buona lettura.
“Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Baricco, “Castelli di rabbia”).
Aveva ragione Eugenio Montale quando, nel 1977, in un’intervista alla Rai segnalò un giovane poeta per il suo talento, aggiungendo: “ Penso che ci riserverà piacevoli sorprese”. Il premio Nobel per la Letteratura si riferiva a Paolo Ruffilli, oggi uno dei maggiori poeti italiani.
Ruffilli con Piccola colazione (1987) è stato l’unico poeta italiano ad aggiudicarsi l’American Poetry Prize.
“Il testamento di Salvatore Siciliano”, opera prima del siracusano Salvatore Cobuzio, web marketing manager e scrittore italiano classe 1978, è una divertente e caratteristica operazione di marketing editoriale destinata a fare breccia, immagino, nelle intelligenze italiote da social network. È una sorta di web-thriller, un giallotto [molto] casareccio 2.0, fondato sulla psicosi megalomane princeps da ossessi di facebook: ossia che il social network yankee abbia sostituito google, e che nessuno più navighi in rete come un tempo, scegliendo quali testate e quali siti studiare e consultare, liberamente.
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
La parola necropoli ha origine dall’unione di due termini greci: nekròs (morto) e pòlis (città). Nella Nécropole nationale de Struthof, come scrive Pahor, si trova “ogni francese diventato polvere nel mondo crematorio tedesco”. Perché il campo di concentramento di Natzaweiler-Struthof è in territorio francese, in quella terra alsaziana che per qualche anno fu annessa al Terzo Reich. Ed è proprio in questa necropoli che l’ex deportato Boris Pahor, sopravvissuto allo sterminio, torna venti anni dopo, nel 1965.
“Una volta ho amato un uomo così tanto da annichilirmi: ero tutta Lui e niente Me. Ora mi amo quel tanto che basta perchè non esista alcun uomo: sono tutta Me e niente Loro. Una volta loro erano tutti Dio e io ero un parto della mia fantasia, ora sono gli uomini a essere un parto della mia fantasia. Lo stesso gioco, ma in posizioni diverse. Non conosco altri modi di giocare. Qualcuno deve stare sopra, qualcuno sotto. Stare fianco a fianco è una noia (…). Il mio passaggio non è stato da sotto a sopra, ma da sotto a sotto: dalla mia dolorosa sottomissione emotiva alla mia beata sottomissione sessuale. Questa è la storia del mio cambiamento e del prezzo che ho pagato. Molto caro” (Tony Bentley, incipit di “The Surrender”).
Quando Et, un orribile mostriciattolo che ancora oggi detesto, atterrò nella mia vita avevo forse 3 anni. Un cinema all'aperto di Pesaro, piena estate, e a quello che le cronache (poco affidabili, visto che sono mutate diverse volte nel tempo) raccontano, mio padre durante la proiezionesi assentò in numerose occasioni, mia madre si addormentò sulla scomoda sedia tenendomi fra le braccia risvegliandosi per le urla di paura lanciate da mia sorella, poco più che una bambina, a causa di alcune scene più drammatiche.
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