Non avevo mai ascoltato un audiolibro, prima. È stata un’esperienza nuova e piacevole, che credo si colleghi al piacere infantile di farsi raccontare le storie. Narrare è attività ancestrale, insita nella natura umana, aedi e cantori hanno sempre tramandato racconti e tradizioni dei loro popoli. In età pre-televisiva ci s’intratteneva la sera ascoltando racconti. La stessa letteratura trabocca di esempi in questo senso, basti pensare al Decameron e alle varie raccolte di novelle che ne sono derivate.
Sgombriamo il campo da un primo equivoco: il nuovo romanzo di Gian Luca Favetto, letterato torinese classe 1957, non è un noir e non ha niente o quasi a che fare con l'ecomafia, a dispetto della (nobile) collana di progetto in cui è inserito, quella di VerdeNero. Sgombriamo il campo con gioia – personalmente non ho nessuna simpatia per la letteratura di genere, e non l'ho mai nascosto; ma ne ho molta, senza dubbio, quando il genere si rivela “impegnato” e di denuncia, come in questa collana – e ci ritroviamo di fronte a un grande romanzo dedicato a (e concentrato in) un tema fondamentale: l'arte della fotografia.
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