"Knulp" (1915) è un quaderno di narrativa fondato su tre movimenti: protagonista assoluto, un alter ego del narratore, Knulp, adorabile vagabondo dal cuore onesto e gentile e dall'assoluta renitenza alla linearità borghese, alla socialità d'accatto, alla prevedibilità. Un giusto che finisce di vivere ritrovandosi a parlare con Dio, e scoprendo che la sua essenza è qualcosa in cui lui amava riconoscersi. È un uomo innamorato della natura; e pur non essendo proprietario di niente, è uno che si sente d'appartenere e d'essere appartenuto agli alberi, ai fiori e alla terra molto più di chi ne possedeva ettari. È un ribelle senza causa diversa dalla bellezza, e dalla ricerca della verità.
Un romanzo di finzione questo, ma un romanzo, se vogliamo, anche autobiografico. Mai come in questo caso vicende personali s’intrecciano con lo svolgersi della storia, che è tutta racchiusa in una notte speciale: una notte al porto di Lisbona. Ed un incontro tra due profughi della Germania Nazista; uno alla ricerca disperata di un passaporto per sé e per la moglie, per potere emigrare negli Stati Uniti; l'altro, ormai amareggiato dalla vita, disposto a regalare il proprio passaporto a chiunque sia in grado di ascoltare pazientemente la sua lunga storia.
KLAGE
Schlaf und Tod, die düstern Adler
Umrauschen nachtlang dieses Haupt:
Des Menschen goldnes Bildnis
Verschlänge die eisige Woge
Der Ewigkeit. An schaurigen Riffen
Zerschellt der purpurne Leib.
Und es klagt die dunkle Stimme
Über dem Meer.
Schwester stürmischer Schwermut
Sich ein ängstlicher Kahn versinkt
Under Sternen,
Dem schweigenden Antlitz der Nacht.
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