Tre anni prima del suo esordio (“La vedova allegra”, 1931) Guido Piovene, giovanissimo, aveva scritto un romanzo – questo – rimasto inedito sino al 1998. Un romanzo “tronco, intimamente e forse volutamente incompiuto e lasciato nel vago” - commentava allora Bettiza; chiosando, tuttavia, con un riconoscimento niente affatto marginale.
Già Illirica, Romana, Bizantina, Ungherese, Veneziana, Napoleonica, Austriaca e Jugoslava, la Dalmazia – oggi parte della Croazia, e salutata impropriamente come “Croazia del Sud” – ospitava una comunità italiana, un’aristocratica borghesia mercantile, non solo nell’enclave di Zara (oggi Zadar), a maggioranza assoluta etnicamente e culturalmente italiana, retta dall’Italia dal 1919 al 1947, ma anche – ad esempio – nelle città di Sebenico (diede i nata
Seppure scritti in un intervallo di qualche anno l’uno dall’altro – precedente il libro di Bettiza (2000) a quello di Rossanda (2005) – si tratta di due testi utili da affrontare parallelamente, per la certa ricorrente identità dei temi che vi vengono discussi e per il fatto che ciò avviene da punti di vista alternativi, talora apertamente discordanti.
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