27 aprile 1912. “Che cosa farei adesso se non avessi l'arte? Come sarebbero terribili le ore incomprese – strappato brutalmente dai sogni eterni dove non c'è niente di brutto ma solo cose straordinarie, e sentirsi trascinato nella crudezza insensata cui manca tutto ciò che la può abbellire, che potrebbe anche essere la forza. Amo la vita. Amo penetrare nel profondo di tutti gli esseri viventi; ma detesto la coercizione che ostilmente mi incatena e vuol costringermi ad una vita che non è la mia, una vita piegata a basse finalità e all'utile, senza arte – senza Dio” (Schiele, “Diario dal carcere”, p. 10).
Viviamo in un mondo che sta crollando, una generazione afflitta che l’arte non è ancora riuscita a rappresentare, che io non sono riuscito a rappresentare. Io sono l’ultimo membro di questa generazione. Ma finirà… e l’Impero finirà con lei. E altrettanto farò io. Il massimo che potrei sperare è di essere l’ultimo uomo di un’era e il primo di quella successiva. Ma non lo sono. Sta arrivando una nuova epoca e sarà la tua.”
ICH EWIGES KIND.
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