“Mario si era innamorato di Madame Psycosis fin dai primi programmi perché gli sembrava di ascoltare una persona triste che leggeva a voce alta le lettere ingiallite che aveva tirato fuori da una scatola da scarpe durante un pomeriggio piovoso, roba di cuori spezzati e gente amata che muore e dolore Americano, roba vera. È sempre più difficile trovare arte che riguardi le cose vere.” (David Foster Wallace, Infinite Jest, pag. 788)
«Mio padre mi raccontò una volta una storia su Orson Welles, l'illustre regista di “Quarto potere”. Papà, o un suo collega, dovevano stare appresso a Welles mentre gironzolava in un pittoresco villaggio irlandese, nei primi anni Sessanta, registrando ogni sua parola mentre si trascinava da un pub all'altro. Gli anni di gloria erano ormai un ricordo per Welles, che si era ridotto a far sopravvivere la sua leggenda con sciocche comparsate in documentari turistici. Condizione che peraltro non sembrava modificare la percezione che aveva di se stesso. A chiunque incontrasse quel giorno regalava la stessa preziosa informazione: “Sono un genio”.
“Look what's happening out in the streets
Got a revolution got to revolution
Hey I'm dancing down the streets
Got a revolutiongot to revolution
Ain't it amazing all the people I meet
Got a revolutiongot to revolution
One generation got old
One generation got soul
This generation got no destination to hold
Pick up the cry
Hey now it's time for you and me
Got a revolutiongot to revolution
Come on now we're marching to the sea
got a revolutiongot to revolution
Who will take it from you
We will and who are we
We are volunteers of america” (Jefferson Airplane – Volunteers)
“Non ho trovato Dio nel sistema di Proxima. Ma ho trovato qualcosa di meglio.” Con un bastone pungolò il gluck; quello ritirò le sue ciglia con riluttanza, e si contorse finché non si fu staccato da Leo; piombò a terra e se ne andò, mentre Eldritch continuava a pungolarlo. “Dio promette la vita eterna” disse Eldritch. “Io posso fare di meglio; posso metterlo in commercio.” (pag. 111)
La rilettura di Strade Morte (il cui titolo iniziale doveva essere La famiglia Johnson), tornato in libreria grazie alla casa editrice Elliot a 25 anni di distanza dalla prima uscita in Italia nel 1983, provoca due sensazioni sovrapposte che bisognano entrambe d’ansiolitici. Allo smarrimento iniziale sussegue una foga di lettura che pompa sangue veloce. Un’emorragia di sensazioni e di occasioni (generazionali) mancate. William Seward Burroughs che definiva se stesso come un drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia, ti colpisce, ti stupisce, ti sbatte, ti sfotte, ti fa ridere e talvolta ti soffoca.
Incontriamo Vanni Santoni, scrittore toscano classe 1978, giornalista e narratore. Vive e lavora a Firenze. Scrive per il Corriere Fiorentino e ha collaborato con “Mucchio”, con “Repubblica”, “Il Manifesto” e “Nazione Indiana”. Ha co-fondato il progetto SIC: scrittura industriale collettiva.
Gual, narratore spagnolo classe 1973, laureato in Filologia Catalana, insegnante, ha pubblicato in patria raccolte di racconti (“Delirium tremens”, 2000 ed “Estem en contra”, 2007) e due romanzi: “Els tripulants” (2000) e questo “Ketchup” (2006), primo ad apparire in Italia. È un romanzo giovanilista, metropolitano e citazionista.
Sono stato fortunato, perché ho potuto ascoltare questo romanzo, prima di leggerlo; ho potuto ascoltare qualche frammento letto dal vivo, nel corso della rassegna “Passaggi per il bosco”, Cagliari, 2009. Così, sfogliandolo, a distanza di qualche giorno, ho avuto la sensazione che Santoni stesse leggendomi il libro. Con la sua voce, e con la sua mimica. Ghignavo. L'opera, lì per lì, ne ha guadagnato; “Gli interessi in comune” sembra scritto per essere performato, e le circa sessanta presentazioni tenute dallo scorso anno all'altroieri, 26 luglio, ne sono credibile prova.
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