La rilettura di Strade Morte (il cui titolo iniziale doveva essere La famiglia Johnson), tornato in libreria grazie alla casa editrice Elliot a 25 anni di distanza dalla prima uscita in Italia nel 1983, provoca due sensazioni sovrapposte che bisognano entrambe d’ansiolitici. Allo smarrimento iniziale sussegue una foga di lettura che pompa sangue veloce. Un’emorragia di sensazioni e di occasioni (generazionali) mancate. William Seward Burroughs che definiva se stesso come un drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia, ti colpisce, ti stupisce, ti sbatte, ti sfotte, ti fa ridere e talvolta ti soffoca.
Incontriamo Vanni Santoni, scrittore toscano classe 1978, giornalista e narratore. Vive e lavora a Firenze. Scrive per il Corriere Fiorentino e ha collaborato con “Mucchio”, con “Repubblica”, “Il Manifesto” e “Nazione Indiana”. Ha co-fondato il progetto SIC: scrittura industriale collettiva.
Gual, narratore spagnolo classe 1973, laureato in Filologia Catalana, insegnante, ha pubblicato in patria raccolte di racconti (“Delirium tremens”, 2000 ed “Estem en contra”, 2007) e due romanzi: “Els tripulants” (2000) e questo “Ketchup” (2006), primo ad apparire in Italia. È un romanzo giovanilista, metropolitano e citazionista.
Sono stato fortunato, perché ho potuto ascoltare questo romanzo, prima di leggerlo; ho potuto ascoltare qualche frammento letto dal vivo, nel corso della rassegna “Passaggi per il bosco”, Cagliari, 2009. Così, sfogliandolo, a distanza di qualche giorno, ho avuto la sensazione che Santoni stesse leggendomi il libro. Con la sua voce, e con la sua mimica. Ghignavo. L'opera, lì per lì, ne ha guadagnato; “Gli interessi in comune” sembra scritto per essere performato, e le circa sessanta presentazioni tenute dallo scorso anno all'altroieri, 26 luglio, ne sono credibile prova.
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