Il 2011 di Erri De Luca conferma la sua attenzione viva per le sacre scritture, e così dopo “E disse” dedicato alla figura di Mosè, il napoletano sceglie di dedicarsi a cinque donne rivoluzionarie: “Le sante dello scandalo”, i cui nomi costituiscono straordinaria eccezione, poiché inclusi nell'elenco tutto maschile delle generazioni tra Abramo e Gesù.
Ne "La sposa ribelle" Hanan al-Shaykh racconta la vita di sua madre, Kamila. Dopo aver raggiunto il successo in tutto il mondo con un romanzo come "Mio signore, mio carnefice", la scrittrice libanese, una delle più famose del mondo arabo, ad un certo punto della sua vita, ha ritenuto fosse giusto recuperare e narrare la storia di una donna che, in tempi difficili e in contrasto con la mentalità islamica, ha dimostrato di possedere tenacia, perseveranza e un infinito coraggio.
Scritto nel 1934, pubblicato nel 1938, ebbe straordinario successo, tanto che alla diciassettesima edizione il regime fascista si sentì in dovere di censurarlo, perché scomodo: cosa accidenti erano quelle donne che farfugliavano di libertà dai maschi, che erano madri senza essere sposate e che reclamavano una sacrosanta dignità? Ben lontane dunque dall’immagine delle ‘figlie della lupa’, delle ‘piccole italiane’ e delle ‘giovani italiane’, esempi femminili a cui il regime non ha ancora dato uno status politico (le donne continuano a non votare) e che vuole relegare in un ambito strettamente casalingo anche se supportato ed abbinato ad una ferrea disciplina sportiva.
Dalla postfazione: “Questo romanzo è la riscrittura di una vecchia storia non troppo nota. E' il racconto di un mito, la formazione di una leggenda il cui contesto è molto lontano dai lettori di oggi. La vita delle donne di Persia del XIX secolo è un argomento così scarsamente documentato, così raramente considerato di una qualche rilevanza dai cronisti dell'epoca che i fatti concreti riguardanti quelle madri, figlie, sorelle e mogli sono davvero esigui”.
“Viva la grande città, viva Milano con tutto il suo smog il traffico l'indifferenza. Non che tutto questo mi piaccia ma se l'alternativa deve essere il suo paesello con la sua boccata d'aria e di tranquillità preferisco starmene qui. Magari da sola. A Pasqua. Ma poi quale boccata d'aria! Lì ha la sua Poucet, Lui. Figlio di buona donna, chi l'avrebbe mai immaginato? E pensare che l'ho perfino preso in giro per la sua fedeltà” (Paolini, “La gatta”, p. 152).
1916. Marinetti, ferito, convalescente all'Ospedale Militare di Udine, detta questo libretto a Bruno Corra; si limiterà a correggerne le bozze, prima di tornare al fronte, volontario bombardiere. L'incipit dell'operetta contestualizza per bene il momento, lo spirito e il senso di questo divertissement: “Un libro sull'arte di sedurre le donne, ora? Sì, ora, nella conflagrazione futurista delle nazioni, nella nostra guerra igienica liberatrice novatrice centuplicatrice io sento il bisogno di dirvi come si seducono le donne. La guerra dà alla donna il suo vero sapore e il suo vero valore. Questo libro sarebbe stato un anacronismo se fosse apparso o prima o dopo la guerra” (p. 21).
Albert Einstein diceva che fosse più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo. Proprio perché tende a rigenerarsi, proprio perché tende al limite ad assopirsi ma mai a svanire. Da contemporanei, possiamo e dobbiamo dedicarci a questa battaglia, perché è una questione di giustizia e d'uguaglianza. Scopriamo allora Brigitte Gresy, già direttrice del gabinetto del Ministero per le Pari Opportunità, oggi ispettrice degli Affari Sociali, esperta di questioni femminili sul lavoro e «image des femmes dans les medias».
“Casa mia è sulla frontiera e non sono il solo a pensare sia un’altra città. Pasolini poteva spiegarvelo, ha mancato”.
Io non ho letto il libro-inchiesta di Petri sui fatti di via Savoia del gennaio 1951, né visto il film che De Santis ne ha tratto. Ho assistito a questo spettacolo un martedì di febbraio. La riduzione del testo è stata approntata dalla Mitipretese, compagnia di quattro donne, attrici e registe di se stesse. Lo spettacolo ha vinto il premio Eti-gli Olimpici, nel 2007, come miglior spettacolo di innovazione. Ora, a dire il vero, tutta questa “innovazione” non ce l'ho vista, anche se mi è piaciuto molto.
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