Fosse stato un Harmony, non m'avrebbe stupito. Ma è un Adelphi e lo stupore, in senso negativo, c'è stato. “La lettera d'amore” è un romanzo mediocre, anche se sono apprezzabili gli sforzi di chi me lo ha “passato” pensando potesse essere quanto meno discreto. Il libro è uscito in Italia, la prima volta, nel 1996, un anno dopo la pubblicazione negli States. Ed è stata la prima opera della Schine ad essere stata tradotta nella nostra lingua.
Di cosa parla?
Sono tanti i modi attraverso i quali si conosce qualcuno. Io ho “cominciato” a conoscere Soldati partendo dalle ultime cose cinematografiche, anzi, per essere più preciso, dall’ultimo film girato dall’illustre torinese: Policarpo ufficiale di scrittura (1959). Sulla validità del quale il Morandini scrive tutt’ora: è un film di garbo, una miscela di ironia e di sentimento alla cui riuscita tutti hanno collaborato, dagli attori ai tecnici. Squisito livello figurativo. Con, aggiungo io, un rilevante Renato Rascel che vinse, per il ruolo, il Davide di Donatello.
Raccolta di dodici racconti, originariamente apparsi per Mondadori nel 1950, ambientati tendenzialmente tra la Nofi (Nocera Inferiore) e i vicoli di Napoli tanto cari all'artista, “Gesù fate luce” è un quaderno di prose caratterizzato da una scrittura carica, spumeggiante e ludica, innervata da uno spirito popolano e popolare irriducibile, facile preda di adattamenti teatrali per sketch o piccoli sceneggiati fondati sulla segreta (manco troppo, non sempre) essenza di Napoli, e sull'incredibile capacità campana di sopportare e rovesciare la miseria, le sofferenze e le sfortune. A distanza di sessant'anni, lo stile di Rea è decisamente e incredibilmente fresco, vivace e solare.
“L’enfant éternel”, opera prima di Philippe Forest, è uno strazio. In senso stretto. Perché è il primo passo nella narrativa d’un letterato – accademico, tra Inghilterra e Francia – e d’un saggista che, stando a quanto comunica in questo libro, di letteratura non intendeva crearne, ma analizzarla e studiarla e insegnarla sì. È successo che ha perduto per un tumore una figlia che aveva appena compiuto quattro anni, e come i suoi Hugo e Mallarmé è semplicemente impazzito di fronte alla morte ingiusta e incomprensibile d’una parte di sé.
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