Roberto Alfatti Appetiti, prima d'essere giornalista, padre di famiglia e saggista, è un gran fumettaro. Un fumettaro impenitente cresciuto con “Tex”, “Zagor” e “Mister No”, tre grandi fumetti nati in casa Bonelli. Casa Bonelli è quella in cui lo spirito è questo: “Il vero fumetto è avventura pura, evasione, immaginario” - come diceva il patron Sergio, rivendicando tutta una serie di buone reminiscenze letterarie (Jack London, Joseph Conrad, Robert Stevenson, Zane Grey) nel dna delle sue creature. Ecco: avventura, evasione e immaginario sono tre parole fondamentali nell'estetica e nella poetica di Alfatti.
Domenico Di Tullio, avvocato e scrittore romano-sannita classe 1969, ha esordito qualche anno fa pubblicando il saggio “Centri sociali di destra. Occupazioni e culture non conformi” per la Castelvecchi diretta, allora, da Alberto Castelvecchi. Era il 2006. Non tutti i lettori italiani ricordano che la pubblicazione di quel libro scatenò le proteste della sinistra antagonista, comprensive di una simbolica (e conforme) occupazione della casa editrice. L'accaduto fu un discreto volano pubblicitario per l'opera prima di DDT. Posso confermare che la redazione superstite, qualche anno più tardi, ricordava l'episodio con una certa allucinata angoscia. E un pizzico di incredulità.
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